Posts Tagged ‘poesia’

blutfahne o la torre più grande

20 aprile 2017
Berlin-Neue-Reichskanzlei-Modell

nuova cancelleria

la torre più grande, imponente,
su assoluti grovigli d’acciai,
perpetui su lato nord-oriente (more…)

ultimo avatāra o runa teiwaz

20 aprile 2016
wisior-runa-tiwaz-teiwaz-drewniany-z-rzemykiem

Runa di Tyr

il destino, la sua ala posò con grave assalto,
su ‘l ultimo discendente di Germania,
colui che diede a le sue genti gran risalto,
cuor pulsante di fortezza e di Renania.

le stelle, dal nulla intrecciate di destino,
portan via leggende bianche o struggenti
a dispetto di ogni cuore, scuro o vicino,
che pulsa e arride con toni e ardimenti.

 i’ conobbi un dì l’ultimo avatāra radioso
fatto di ghiacci, fluide energie, successi;
fui suo adoratore, del gelo portentoso,
de la sua umanità, de’ suoi forti riflessi.

ei naque, in questo Vento d’ aprile
un po’ caldo, un po’ freddo, veloce,
mutevole, ellittico atomo d’alchile:
destino di fuoco in tuono di voce.

oh ultimo avatāra, vita di sacrificio,
magnete perpetuo per noi cuori perduti:
l’Idea coltiviamo, e questo sommo edificio
vieppiù ci logora, ci rende ossuti,

ne le nostre uniformi sempre curate:
ne’ nostri simboli che sanno di magico.
dove l’dio de’ cristiani sotto mille vangate
sparisce gemente di rosso cromico.

ma non importa la fatica, l’odio, la ferocia
che c’investe, miserabile d’ignoranza,
che in tutta la sua vile amorfia sfocia
minacciandoci di oblio e mattanza.

questo è un giorno speciale e felice,
i papaveri son rubini tra l’erbe tremanti
 presaghi di rinascita e dolce cornice
di te, stratega sublime, avatāra e diamanti.

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S. Èffrena, 20 aprile 2016

Campi e papaveri

5 maggio 2015

Vedo campi di papaveri stupendi.
I’ li adoro e respiro malinconico,
Soffocato dal rosso, tra vilipendi,
E velli di afrore amazzonico…

L’uniforme sulla pelle, che trascendi
Le bretelle su i calzoni: ferro acetonico,
Che poi, su un banchetto, poi vendi,
Odiandola d’un odio bianco catatonico.

Tanti papaveri, tanti morti,
Sui campi; ché vorrei equipararli,
Esser morto crivellato in roccaforti.

E vorrei i nemici al muro, giustiziarli,
Ridendo feroce, de le loro malesorti.
E le lor bare: polverizzate dai tarli.

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S. Effrena, 5 maggio 2015

Rapito

30 novembre 2014
Rapito dal demone infernale
Fatto di assi lugubri mortuarie
Echeggianti in un vago baccanale
Tra porticati di statue incendiarie.
 
E lì sul mio osso occipitale,
Dove un morto graffia cifra decimale,
Mi accendo in un manto di vestale:
Virgo assurta a rango ancestrale.
 
Le arcate vagheggiano infinite
Per una città fatta di misteri
E di milze grondanti o trafitte.
 
I porticati vanno a fitti sentieri,
Su rovine cresciute in palafitte
E di cui sono persi i pensieri.
 
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S. Èffrena, 30 novembre 2014

Alla tormenta

8 settembre 2014
Spalancai la finestra d’impulso,
Offrendo al vento funereo ‘l petto
Gonfio di passione e al desio avulso
 
Attendendo col cuore lento e stretto
Gli stili fatti di amore e di cristallo,
Trafiggermi le carni: i’ un urlo saetto.
 
Son stili di una sostanza, metallo,
Oro, argento, luminescente alluminio!
I’ li ammiro provenir da quel vallo
 
Con un moto che sa tanto d’abominio
E che fa di me sorriso sbilenco
Con occhi di sogno contornati di sterminio.
 
E poi, un putrescente giovenco,
Oh no! Una megattera immonda
Completa dell’orrore un vano elenco,
 
Di cui manifesto la corruzione feconda
Immota devastazione futuribile
Fatta di scherno e arsura gioconda.
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S. Èffrena, 8 settembre 2014