Posts Tagged ‘guerra’

blutfahne o la torre più grande

20 aprile 2017
Berlin-Neue-Reichskanzlei-Modell

nuova cancelleria

la torre più grande, imponente,
su assoluti grovigli d’acciai,
perpetui su lato nord-oriente (more…)

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Hai versato sangue – Punti di vista

6 ottobre 2016

Interessante cortometraggio del regista Alessandro Pepe.

waffen – armi o Runa Siegel

22 luglio 2016

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le rune noi portiamo sul colletto:
ne l’uniforme polverosa il nostro sogno
si fa dedizione, gran diletto.

se muore un Nostro ne l’arena,
carabina sarà la sua lapide d’acciaio,
epitaffio il nostro pianto,
per una vita nel Walhalla serena.

quante volte, ne la catastrofe disperati
ci votammo alle potenze Nibelunghe?
eppur viviamo, feriti, laceri, esaltati:

e la notte siam sempre a ridere al bivacco
di cose grandi e pure futili, poiché chi ci guida
l’occhio lungo pone bastioni al contrattacco.

e da morti saremo i più felici:
abbiamo Runa Siegel sui colletti!
altro non importa in questa vita,
poiché ciò ci ha destati perfetti
e fé la nostra anima accanita.

misera cosa gli uomini, noi siamo eterni.

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S. Èffrena, 22 luglio 2016

Campi e papaveri

5 maggio 2015

Vedo campi di papaveri stupendi.
I’ li adoro e respiro malinconico,
Soffocato dal rosso, tra vilipendi,
E velli di afrore amazzonico…

L’uniforme sulla pelle, che trascendi
Le bretelle su i calzoni: ferro acetonico,
Che poi, su un banchetto, poi vendi,
Odiandola d’un odio bianco catatonico.

Tanti papaveri, tanti morti,
Sui campi; ché vorrei equipararli,
Esser morto crivellato in roccaforti.

E vorrei i nemici al muro, giustiziarli,
Ridendo feroce, de le loro malesorti.
E le lor bare: polverizzate dai tarli.

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S. Effrena, 5 maggio 2015

Quello che deve essere detto.

5 aprile 2012

Trascrivo una poesia del poeta tedesco Günter Grass.

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Perché taccio, passo sotto silenzio troppo a lungo
quanto è palese e si è praticato
in giochi di guerra alla fine dei quali, da sopravvissuti,
noi siamo tutt´al più le note a margine.

E´ l´affermato diritto al decisivo attacco preventivo
che potrebbe cancellare il popolo iraniano 
soggiogato da un fanfarone e spinto al giubilo organizzato,
perché nella sfera di sua competenza si presume
la costruzione di un´atomica.

E allora perché mi proibisco
di chiamare per nome l´altro paese,
in cui da anni – anche se coperto da segreto – 
si dispone di un crescente potenziale nucleare,
però fuori controllo, perché inaccessibile
a qualsiasi ispezione?

Il silenzio di tutti su questo stato di cose,
a cui si è assoggettato il mio silenzio,
lo sento come opprimente menzogna
e inibizione che prospetta punizioni
appena non se ne tenga conto;
il verdetto «antisemitismo» è d´uso corrente.
Ora però, poiché dal mio paese,
di volta in volta toccato da crimini esclusivi
che non hanno paragone e costretto a giustificarsi,
di nuovo e per puri scopi commerciali, anche se
con lingua svelta la si dichiara «riparazione»,
dovrebbe essere consegnato a Israele
un altro sommergibile, la cui specialità
consiste nel poter dirigere annientanti testate là dove
l´esistenza di un´unica bomba atomica non è provata
ma vuol essere di forza probatoria come spauracchio,
dico quello che deve essere detto.

Perché ho taciuto finora?
Perché pensavo che la mia origine,
gravata da una macchia incancellabile, 
impedisse di aspettarsi questo dato di fatto
come verità dichiarata dallo Stato d´Israele
al quale sono e voglio restare legato 
Perché dico solo adesso,
da vecchio e con l´ultimo inchiostro:
La potenza nucleare di Israele minaccia
la così fragile pace mondiale?
Perché deve essere detto
quello che già domani potrebbe essere troppo tardi;
anche perché noi – come tedeschi con sufficienti colpe a carico – 
potremmo diventare fornitori di un crimine
prevedibile, e nessuna delle solite scuse 
cancellerebbe la nostra complicità.

E lo ammetto: non taccio più
perché dell´ipocrisia dell´Occidente
ne ho fin sopra i capelli; perché è auspicabile
che molti vogliano affrancarsi dal silenzio,
esortino alla rinuncia il promotore 
del pericolo riconoscibile e
altrettanto insistano perché
un controllo libero e permanente
del potenziale atomico israeliano
e delle installazioni nucleari iraniane
sia consentito dai governi di entrambi i paesi
tramite un´istanza internazionale.

Solo così per tutti, israeliani e palestinesi,
e più ancora, per tutti gli uomini che vivono
ostilmente fianco a fianco in quella
regione occupata dalla follia ci sarà una via d´uscita,
e in fin dei conti anche per noi.

Gunter Grass