Archive for the ‘Poesie’ Category

blutfahne o la torre più grande

20 aprile 2017
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nuova cancelleria

la torre più grande, imponente,
su assoluti grovigli d’acciai,
perpetui su lato nord-oriente (more…)

waffen – armi o Runa Siegel

22 luglio 2016

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le rune noi portiamo sul colletto:
ne l’uniforme polverosa il nostro sogno
si fa dedizione, gran diletto.

se muore un Nostro ne l’arena,
carabina sarà la sua lapide d’acciaio,
epitaffio il nostro pianto,
per una vita nel Walhalla serena.

quante volte, ne la catastrofe disperati
ci votammo alle potenze Nibelunghe?
eppur viviamo, feriti, laceri, esaltati:

e la notte siam sempre a ridere al bivacco
di cose grandi e pure futili, poiché chi ci guida
l’occhio lungo pone bastioni al contrattacco.

e da morti saremo i più felici:
abbiamo Runa Siegel sui colletti!
altro non importa in questa vita,
poiché ciò ci ha destati perfetti
e fé la nostra anima accanita.

misera cosa gli uomini, noi siamo eterni.

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S. Èffrena, 22 luglio 2016

ultimo avatāra o runa teiwaz

20 aprile 2016
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Runa di Tyr

il destino, la sua ala posò con grave assalto,
su ‘l ultimo discendente di Germania,
colui che diede a le sue genti gran risalto,
cuor pulsante di fortezza e di Renania.

le stelle, dal nulla intrecciate di destino,
portan via leggende bianche o struggenti
a dispetto di ogni cuore, scuro o vicino,
che pulsa e arride con toni e ardimenti.

 i’ conobbi un dì l’ultimo avatāra radioso
fatto di ghiacci, fluide energie, successi;
fui suo adoratore, del gelo portentoso,
de la sua umanità, de’ suoi forti riflessi.

ei naque, in questo Vento d’ aprile
un po’ caldo, un po’ freddo, veloce,
mutevole, ellittico atomo d’alchile:
destino di fuoco in tuono di voce.

oh ultimo avatāra, vita di sacrificio,
magnete perpetuo per noi cuori perduti:
l’Idea coltiviamo, e questo sommo edificio
vieppiù ci logora, ci rende ossuti,

ne le nostre uniformi sempre curate:
ne’ nostri simboli che sanno di magico.
dove l’dio de’ cristiani sotto mille vangate
sparisce gemente di rosso cromico.

ma non importa la fatica, l’odio, la ferocia
che c’investe, miserabile d’ignoranza,
che in tutta la sua vile amorfia sfocia
minacciandoci di oblio e mattanza.

questo è un giorno speciale e felice,
i papaveri son rubini tra l’erbe tremanti
 presaghi di rinascita e dolce cornice
di te, stratega sublime, avatāra e diamanti.

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S. Èffrena, 20 aprile 2016

Campi e papaveri

5 maggio 2015

Vedo campi di papaveri stupendi.
I’ li adoro e respiro malinconico,
Soffocato dal rosso, tra vilipendi,
E velli di afrore amazzonico…

L’uniforme sulla pelle, che trascendi
Le bretelle su i calzoni: ferro acetonico,
Che poi, su un banchetto, poi vendi,
Odiandola d’un odio bianco catatonico.

Tanti papaveri, tanti morti,
Sui campi; ché vorrei equipararli,
Esser morto crivellato in roccaforti.

E vorrei i nemici al muro, giustiziarli,
Ridendo feroce, de le loro malesorti.
E le lor bare: polverizzate dai tarli.

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S. Effrena, 5 maggio 2015

Iridi d’Oceani o In Memoriam

20 aprile 2015

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I

appresso la tua eroica morte
nel buio orribile della disfatta
là fu scritta la tua futura sorte:
damnatio memoriæ sempre protratta.

or stanno i burattini guardinghi
ché non sia mai in tutte le genti,
rossi negri, gialli o fiamminghi
di trovar una guida dagli stretti denti.

agognan che il medio cittadino,
affetto da congenita classica idiozia,
non abbia a dubitar del ben divino:
pacatezza, rispetto, “democrazia”…

plaudono i grassi governanti,
ché di una vita agiata godranno assai,
alzando le falangi tremolanti
a difesa del ben loro, come non mai.

essi son gelatinosi, di Buddha più vecchi,
con le barbe che san tanto di saggio
e sul naso “nobile”, dorati occhialetti,
per sorvegliar il pecoraro paesaggio.

II

ma nel tuo iride d’oceani nordici
sta scritto un fiore di leggenda
sussurrata tra antichi pescatori finnici
avanti a focolai di luce tremenda.

i tuoi occhi narrano di popoli felici,
terre spaziose di spazio vitale,
esatte perfette come dai grandi fenici:
lì democrazia è sepolta in antro sepolcrale.

ne’ tuoi occhi, dodici anni di grandezza,
(ma quanto grande tutta la tua vita?)
hai creato l’invitta millenaria certezza
senza che la tua forza ne fosse sopita.

che tutti gli Dei di volgano omaggio!
o grande Titano, occhio di ghiaccio,
dal verbo feroce e dal gesto selvaggio:
sii tu onorato in un metafisico abbraccio!

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S. Èffrena, 20 aprile 2015