Archive for the ‘Poesie’ Category

teke-lili!

10 gennaio 2018

l’inverno, agognavo, pel bianco ghiaccio,
neve perfetta d’impalpabile trafittura
su i colli o dentro a un basso crepaccio
a cui barattare la pelle futura,

ma, niente. Elios, anco s’Io ti minaccio,
col carro infame porti su la tua sventura.
e ancor vittima di quell’abbraccio,
mi perdo in oceani caldi di lordura.

intanto, strani antartidi scuri
vagano con piroghe scavate nel tempo,
gli sguardi ottusi e i musi duri

mormorando TEKE-LILI! al vento:
preghiera o bestemmia a Dei futuri
fatti di bianco, neve e stento.

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S. Èffrena, 10.01.2018

 

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blutfahne o la torre più grande

20 aprile 2017
Berlin-Neue-Reichskanzlei-Modell

nuova cancelleria

la torre più grande, imponente,
su assoluti grovigli d’acciai,
perpetui su lato nord-oriente (more…)

waffen – armi o Runa Siegel

22 luglio 2016

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le rune noi portiamo sul colletto:
ne l’uniforme polverosa il nostro sogno
si fa dedizione, gran diletto.

se muore un Nostro ne l’arena,
carabina sarà la sua lapide d’acciaio,
epitaffio il nostro pianto,
per una vita nel Walhalla serena.

quante volte, ne la catastrofe disperati
ci votammo alle potenze Nibelunghe?
eppur viviamo, feriti, laceri, esaltati:

e la notte siam sempre a ridere al bivacco
di cose grandi e pure futili, poiché chi ci guida
l’occhio lungo pone bastioni al contrattacco.

e da morti saremo i più felici:
abbiamo Runa Siegel sui colletti!
altro non importa in questa vita,
poiché ciò ci ha destati perfetti
e fé la nostra anima accanita.

misera cosa gli uomini, noi siamo eterni.

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S. Èffrena, 22 luglio 2016

ultimo avatāra o runa teiwaz

20 aprile 2016
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Runa di Tyr

il destino, la sua ala posò con grave assalto,
su ‘l ultimo discendente di Germania,
colui che diede a le sue genti gran risalto,
cuor pulsante di fortezza e di Renania.

le stelle, dal nulla intrecciate di destino,
portan via leggende bianche o struggenti
a dispetto di ogni cuore, scuro o vicino,
che pulsa e arride con toni e ardimenti.

 i’ conobbi un dì l’ultimo avatāra radioso
fatto di ghiacci, fluide energie, successi;
fui suo adoratore, del gelo portentoso,
de la sua umanità, de’ suoi forti riflessi.

ei naque, in questo Vento d’ aprile
un po’ caldo, un po’ freddo, veloce,
mutevole, ellittico atomo d’alchile:
destino di fuoco in tuono di voce.

oh ultimo avatāra, vita di sacrificio,
magnete perpetuo per noi cuori perduti:
l’Idea coltiviamo, e questo sommo edificio
vieppiù ci logora, ci rende ossuti,

ne le nostre uniformi sempre curate:
ne’ nostri simboli che sanno di magico.
dove l’dio de’ cristiani sotto mille vangate
sparisce gemente di rosso cromico.

ma non importa la fatica, l’odio, la ferocia
che c’investe, miserabile d’ignoranza,
che in tutta la sua vile amorfia sfocia
minacciandoci di oblio e mattanza.

questo è un giorno speciale e felice,
i papaveri son rubini tra l’erbe tremanti
 presaghi di rinascita e dolce cornice
di te, stratega sublime, avatāra e diamanti.

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S. Èffrena, 20 aprile 2016

Campi e papaveri

5 maggio 2015

Vedo campi di papaveri stupendi.
I’ li adoro e respiro malinconico,
Soffocato dal rosso, tra vilipendi,
E velli di afrore amazzonico…

L’uniforme sulla pelle, che trascendi
Le bretelle su i calzoni: ferro acetonico,
Che poi, su un banchetto, poi vendi,
Odiandola d’un odio bianco catatonico.

Tanti papaveri, tanti morti,
Sui campi; ché vorrei equipararli,
Esser morto crivellato in roccaforti.

E vorrei i nemici al muro, giustiziarli,
Ridendo feroce, de le loro malesorti.
E le lor bare: polverizzate dai tarli.

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S. Effrena, 5 maggio 2015