“Quattro anni e mezzo di lotta contro menzogne, stupidità e codardia”

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Panoramica

Per iniziativa de Il Giornale – a mio parere uno dei peggiori quotidiani nel panorama mediatico italiano – oggi in edicola è offerto in omaggio Mein Kampf di Adolf Hitler.

Un pessimo quotidiano che però è riuscito a scatenare le ire scomposte della onnipresente e censoria comunità ebraica “italiana”, i disappunti della ipocrita classe politica italiana, sempre prona al politicamente corretto e all’instillazione di una sorta di pensiero unico orwelliano. Un quotidiano così pessimo che, preso il libro con il suo allegato, ho recisamente declinato dall’acquisto del giornale in sé.

Come noto, il 31 dicembre 2015 sono scaduti i diritti di autore relativi a questa opera; pertanto qualunque casa editrice può proporre la propria edizione o riproporre vecchie edizioni del Mein Kampf; Il Giornale, lungi dall’investire in una nuova traduzione, ha dato alle stampe l’edizione italiana del 1937, aggiungendo una piccola, scontata, trascurabile introduzione elaborata da un certo F. Perfetti. Quindi, almeno, niente note né interpolazioni rassicuranti per addolcire quella che la propaganda attuale definisce l’opera del demonio.

Su questo tema, mi piace spesso citare il mio ex professore di storia e storia della filosofia – che ho in passato indicato, in questo mio blog, come re di fiori; un socialista convinto con inclinazioni al comunismo viscerale acritico. Egli durante una lezione disse:

Ho letto il Mein Kampf e… Hitler aveva ragione!

A parte i venti metri di bocca aperta che mi si spalancò, riconobbi uno dei pochi slanci di onestà del mio povero vecchio docente, che in più occasioni aveva delirato a proposito di mali assoluti (il-nazi-fascismo, come sillabava orgasmicamente lui) e di mali necessari (il comunismo marxista, decantato a doppiopetto in fuori incravattato, ovviamente). Ebbene, in quella occasione in cui egli mise da parte la retorica stantia e bollita del male assoluto, in realtà diede atto del fatto che l’opera di Hitler è ben più che un delirio; ben più che un agglomerato di teorie strampalate; ben più che un manifesto antisemita (in realtà anti-sionista). Mein Kampf è il grido della Germania tradita e affossata dal Trattato di Versailles, vertice ed epilogo della prima guerra mondiale, disperazione di una Nazione che avendo quasi vinto la guerra, a pochi chilometri da Parigi, ha obbedito all’ordine di dietro front e ripiegamento per addivenire ad una “pace” che ha letteralmente precipitato il Paese dentro alla disfatta economica e politica.

Chi ha letto il Mein Kampf?

Ho notato che nella stragrande maggioranza dei casi questo libro viene demonizzato e ostracizzato per il solo fatto che a scriverlo fu Hitler. Ebbene, questo atteggiamento è poco costruttivo, perché non permette di valutare pregi e difetti del lavoro in esame. Se uno storico, per dissertare di fatti storici deve necessariamente avvalersi di fonti documentali e mettere da parte le proprie idee, il buon lettore, per poter parlare di qualcosa che non conosce, deve confrontarvisi, leggendo e imparando. Chi detesta certi libri, spesso e volentieri non li ha letti, ma reagisce pavlonianamente ad un odio radicato e imposto.

Capisco che nell’epoca di facebook, twitter e social vari l’elasticità del pensiero umano sia stata messa a dura prova, se non addirittura menomata e umiliata; ma l’apertura mentale è sempre recuperabile; la capacità di ragionamento, in buona parte delle persone, per lo meno, è ben presente; basta esercitarla e volerla esercitare. Dunque la domanda è: Chi ha letto Mein Kampf? Ma anche: Chi ha letto il Capitale? Chi ha letto le opere di Mao? Chi legge davvero? Opposto al responso positivo di questi interrogativi, si pongono gli esseri schiumanti di rabbia che non concedono spazi alla cultura e all’informazione individuale e autonoma; gli esseri che odiano chi si permette di seguire uno schema veramente anticonformista, originale e critico. E dire che nel mondo del politicamente corretto si sente vaneggiare di anticonformismosiamo tutti diversi. Guai alle dittature che vogliono farci tutti biondi e con gli occhi azzurri come se fossimo usciti dagli stampini! La cosa divertente è che queste massime di pensiero provengono da una società completamente massificata, omologata e assuefatta alle storielle radical-borghesi che si trovano ad esempio in “grandi” opere come Beverly Hills 90210. Vere bibbie per ragazzini e non che adorano la libertà multicolore osannata dai media democratici. Ma questo è un altro discorso.

Questo libro è davvero pesante

Effettivamente, l’unica pecca di questa edizione – ma anche di quella tedesca, in realtà – è la pesantezza. Non essendo un romanzo; non essendo un saggio cinematografico, la lettura ne risulta davvero appesantita. È la medesima sensazione che si prova a leggere opere teorico-politiche-filosofiche. Quindi l’impresa è ardua sì, ma merita di essere intrapresa e certo, non è per tutti. Diciamo che è per addetti ai lavori, o per persone che amano informarsi un po’ per comprendere il periodo storico, i fatti, l’economia di un certo contesto.

Concludo, ricordando che questa edizione italiana è comunque incompleta e poco affidabile. L’originale si compone di due volumi per un totale di ottocento pagine, in tedesco. La traduzione italiana potrebbe superare facilmente le novecento pagine e a quanto mi è dato sapere, solo la Casa Editrice Thule Italia ha avuto l’ardire, nel principio del 2016, di ritradurre l’intero lavoro e darlo alle stampe, senza note o inutili premesse.

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S. Èffrena, 11 giugno 2016

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