Lui è tornato – recensione

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Attenzione: la seguente recensione svela in tutto trama e contenuto di libro e film.

Premessa

Er ist wieder da, è un romanzo dello scrittore Timur Vermes, pubblicato per la prima volta nel 2012 e, per i tipi della casa editrice Bompiani, nel 2013 in prima edizione italiana. Da questo libro è stato realizzato un film che è proiettato nelle sale italiane proprio in questi giorni.

Io mi considero uno scettico, quando si tratta di affrontare opere del cinema o della letteratura che ripropongono fatti o personaggi storici controversi o sui quali grava inesorabile una damnatio memoriæ. Eppure per Lui è tornato, ho provato immediatamente curiosità e simpatia: la trama, l’impianto generale dell’opera e la pacatezza dello scrittore mi hanno convinto ad acquistare il libro senza esitazioni.

Vermes ci racconta che il suo intento era di scrivere il famoso terzo libro – non scritto – di Adolf Hitler, ossia il volume che avrebbe dovuto seguire i noti La mia vita e La mia battaglia, rispettivamente autobiografia e programma filosofico-politico. Ovviamente era un intento non ideologicamente orientato; l’obiettivo di tutto il suo lavoro sarebbe stato quello di far comprendere quanto la società che oggi siamo abituati a conoscere e vivere sia vulnerabile e aperta innanzi a idee e persone dotate (nel bene e nel male) di capacità, comunicatività e intelligenza. Ad esempio Adolf Hitler.

In realtà l’opera di Vermes non è originalissima; preparandomi per questo piccolo articolo, ho scoperto che in passato altri artisti si sono cimentati nel trasportare nell’Unione Sovietica un redivivo Iosif Stalin, che si sarebbe trovato alle prese con le storture, le ingiustizie e le bizzarrie del comunismo post staliniano; quel comunismo che a breve si sarebbe svenduto ai cosiddetti valori occidentali, crollando su se stesso e mettendo in pericolo la esistenza stessa della Russia contemporanea. Ma non è questo che ci interessa, ora. Quello che scriverò di seguito riguarderà e il libro e l’opera cinematografica realizzata, a partire dal libro, dal regista David Wnendt.

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Hitler, interpretato da  un ottimo Oliver Masucci

Il libro

 Il romanzo è narrato esclusivamente in prima persona. L’autore, tentando di impersonare il modo di pensare del protagonista, risveglia il Führer nella Berlino odierna, proprio dove presumibilmente il corpo del Cancelliere è stato cremato e sepolto dagli ultimi fedelissimi, prima della caduta della città. Hitler appare sorpreso: a parte una forte puzza di benzina e un po’ di sporcizia sull’abito, si rende conto di essere in buone condizioni di salute. Presto si leva dal terriccio su cui giace e tenta di interagire con alcuni ragazzini che scambia per hitlerjugend. Ma qualcosa non quadra; Berlino è in condizioni eccellenti: nessuna traccia di ostilità, nessun allarme; una strana calma aleggia ovunque.

Ben presto il Nostro realizza di essere in una realtà altra, rispetto a quella in cui ha trovato la sua drammatica capitolazione, ma solo presso un’edicola capirà esattamente il quando in cui si trova; evidentemente uno scossone troppo grande anche per Hitler, che perde i sensi e viene soccorso dal giornalaio.

Dopo ciò, tutta una serie di eventi faranno in modo che il protagonista diventi un vero e proprio divo del web e della televisione. Egli infatti non nega di essere Adolf Hitler, anzi, a chi gli pone la domanda su chi egli sia in realtà, risponde sempre di essere lui e basta, chi altro se no? La forte somiglianza, il modo di fare e l’incontro con dei personaggi chiave faranno in modo che egli acquisisca una grande popolarità che lo porterà per direttissima verso il successo pubblico e, probabilmente – ma non lo si saprà, perché il romanzo termina prima lasciandoci in sospeso – ad un più grande successo politico.

Personaggi

Adolf Hitler, quello vero. Si risveglia a Berlino, oggi. Scaltro, capace, determinato e veloce nell’apprendere, troverà ancora chi saprà apprezzare il suo fascino magnetico.

Fabian Sawatzki, reporter di una rete televisiva; nota Hitler e lo scambia per un geniale comico. Saprà sfruttare le doti della sua scoperta per rilanciare la propria carriera e le sorti della sua emittente. Di carattere franco e acuto per intelligenza, spesso verrà lodato per la sua presenza di spirito. Ha un debole per Franziska.

Christoph Sensenbrink, numero uno, diciamo, dell’emittente. Sarà lui a convalidare e testare la validità del nuovo personaggio ingaggiato.

Katja Bellini, donna in carriera, numero due, dopo  Sensenbrink, ma molto più acuta e preveggente di questi. Troverà una vera e propria intesa con Hitler, allo stesso modo di Helene Bertha Amalie Riefenstahl, ai tempi del Reich.

Franziska Krömeier, dipendente e assistente del network; sarà quasi la segretaria di Hitler, aprendogli le porte dell’informatica, del web e dei cosiddetti social. Ricambierà l’amore che per lei prova Sawatzki.

La nonna di Franziska Krömeier, segnata nel suo passato dalle leggi razziali in vigore nella Germania nazionalsocialista, troverà incredibilmente un punto di accordo con Hitler in persona.

Edicolante. Il primo personaggio a dare una mano concreta ad Hitler, ospitandolo nel suo chiosco e offrendogli una prima infarinatura su come è il mondo oggi. Nel suo piccolo, fiuta che il personaggio in questione non è solo un povero comico troppo calato nella parte, ma un possibile grande talento.

Personaggi minori. Nel romanzo vengono citati vari politici a capo di partiti e istituzioni. Con essi Hitler avrà un parziale confronto per mettere in evidenza il divario tra il suo pensiero e il modo attuale di fare politica secondo il dettame democratico. Di particolare interesse l’incontro con i cosiddetti movimenti neonazisti, con i quali Hitler dimostrerà di non avere alcun punto in comune, anzi. Saranno poi proprio le teste rasate, convinte che egli sia un millantatore, a spedire Hitler in ospedale, dopo un’aggressione violenta.

E il romanzo termina esattamente con il ricovero di Hitler, lasciando intendere che la sua carriera è orientata sulla giusta via per ripercorrere gli antichi fasti.

Il film

Lui è tornato in versione cinematografica differisce parecchio dal libro. Le ragioni di questo sono da addursi a motivi tecnici e a motivi ideologici (propaganda). Di seguito cercherò di schematizzare la struttura del film in modo da far emergere in modo chiaro le differenze.

Fermo restando che i personaggi principali sono gli stessi, il lungometraggio si snoda attraverso diverse tecniche cinematografiche; infatti, si passa dalla classica narrazione dei fatti fatta in prima persona da Hitler, alla narrazione in terza persona. In più, sono aggiunte sequenze in stile falso documentario (cosiddetto mockumentary) e una sequenza di metateatro (o metacinema). Dunque del libro in realtà rimane solo la parte di narrazione in cui essa è espressa dal pensiero di Hitler. Il resto ricalca le vicende del romanzo ma sotto altri punti di vista e alterandone gli eventi. Infatti:

  1. Hitler narra fino a quando dichiara di aver scritto un nuovo libro.
  2. Scritto il libro, il network decide di trarne un film.
  3. Nel film (fase di metateatro) “falsi” attori prendono le sembianze dei personaggi del film che stiamo guardando.
  4. Il film viene realizzato e sarà sicuramente un successo.

Tutta l’opera può essere ripartita in due momenti:

  • la fase divertente e paradossale, strettamente legata al libro, per cui Hitler “torna” e diventa un personaggio.
  • la fase tragica: il Führer è davvero il Führer ed è pericoloso,  il Male, ma ormai il vaso di Pandora è aperto e il Mostro è pronto per calcare nuovamente gli scenari della Storia portando morte e distruzione.

Qui, nella seconda parte, i personaggi divergono ancora di più dalla caratterizzazione impostata nel romanzo e infatti Sensenbrink detesta Hitler e cerca di farlo fuori dallo show, ottenendo però di rafforzarne la posizione; Sawatzki, personaggio mostrato come sfortunato, debole e insicuro, rispetto al romanzo, finirà in manicomio dopo aver capito che Hitler è tornato e quindi creduto pazzo da chi sente il suo grido di allarme. La nonna di Franziska, affetta da demenza senile, troverà il ricordo per “gli orrori del nazismo”, cacciando in malo modo Hitler da casa sua. Hitler si circonderà di giovani fanatici e stupidi che dovrebbero rappresentare un embrione delle future Schutzstaffeln.  Per di più il Nostro viene ripreso mentre spara a sangue freddo e per rabbia a un cagnolino inerme che non gradiva la sua vicinanza e gli azzannava i pantaloni. Katja Bellini merita un discorso a parte; nel film ella è ritratta come nel romanzo: lucida, intelligente, presente a se stessa e ambiziosa; in particolar modo, affascinata dal personaggio, gli garantirà lo spazio mediatico e il successo che merita.

Metacinema e metateatro

 Come ho già detto sopra, ad un certo punto il regista inganna, per così dire, lo spettatore, trascinandolo in una scena dentro la scena. Sawatzki riesce a scappare dall’ospedale, dopo aver lanciato l’allarme sul redivivo Hitler e corre verso la sede del network. Giunto lì, trova Hitler con le sue guardie del corpo e lo costringe a seguirlo sul tetto dell’edificio. In questa scena ha luogo un dialogo ovviamente emblematico:

Hitler: «Sawatzki, mi domandavo quando sarebbe arrivato!»
Sawatzki: È davvero lui… è Hitler.
Hitler: Ho mai affermato qualcosa di diverso? A quanto pare il mio destino è questo, dovermi separare da coloro a cui tengo di più e dai miei compagni di lotta…
Sawatzki: Già, ha ragione, la storia si ripete, anche oggi con la propaganda si inganna il popolo.
Hitler: Oh, Sawatzki, lei non capisce! Nel 1933 nessun popolo è stato ingannato da nessuna propaganda! Mi hanno scelto come Führer e avevo espresso le mie idee con molta chiarezza… La Germania mi ha eletto.
Sawatzki: Avanti, salga lì… Lei è un mostro.
Hitler: Pensa questo? Dovrebbe condannare anche tutti coloro che votarono questo “mostro”. Erano tutti mostri? No. Era gente comune che decise di votare un uomo fuori dal comune e di affidargli il destino del proprio Paese. Cosa vuole fare Sawatzki? Deciderà lei per tutti?
Sawatzki: No. Io voglio solo fermarla.
Hitler: Ho una domanda. Lei si è mai chiesto perché il popolo mi segue? Perché in fondo siete tutti come me. Abbiamo gli stessi valori. Ed è per questo che non mi sparerà.

Sawatzki invece spara e Hitler precipita nel vuoto. Ma Sawatzki, sporgendosi dal tetto, vede che giù non c’è alcun corpo. Dietro di lui ricompare Hitler.

Hitler: Non si può liberare di me. Sono una parte di lei. Di tutti voi. Lo riconosca. Non sono poi così male.

A questo punto le luci si accendono, gli effetti speciali spenti e gli attori smettono di recitare. Questa scena era tutta una finzione e la signora Bellini dichiara, entusiasta, concluse le riprese.

Il film si conclude con l’immagine di Sawatzki chiuso in una stanza imbottita, costretto in una camicia di forza. Intanto la signora Bellini e Hitler, a bordo di una decapottabile, attraversano Berlino, presumibilmente andando incontro al loro Fato. Hitler ci confida un ultimo suo pensiero: il caos che galoppa nel mondo di oggi, tra guerre e proteste, è condizione favorevole per il suo ritorno.

Conclusioni

Le reazioni a Er ist wieder da differiscono a seconda che si parli del film o che si parli del libro. Come ho già scritto infatti, il libro lascia molto più spazio alle riflessioni personali e non perde mai la propria base ironica e pungente. Leggere il libro senza farsi deviare da recensioni ideologicamente orientate permette di capire Hitler da un punto di vista sia storico che umano; infatti l’opera è corredata da una nutrita serie di note al testo che garantiscono un confronto quasi costante tra i fatti storici e la narrazione romanzesca.

Per il film le reazioni sono state molto pavloviane dovute alla martellante propaganda democratica in voga dal 1945 a oggi. Consci che un film troppo simile al romanzo avrebbe potuto far riflettere liberamente gli spettatori, sono scattati quegli accorgimenti tipici della propaganda che anche in democrazia esiste; ad esempio:

  1. Hitler in preda ad un attacco isterico spara senza pietà a un cagnolino.
  2. Negli studi in cui si realizza il film, Hitler è circondato da fedeli neonazisti.

In merito al punto 1, è noto che Hitler amava molto gli animali e i cani; mai ne avrebbe ucciso uno a colpi di pistola. Lo scatto di rabbia attribuitogli è in realtà discordante con il suo carattere definito in più occasioni come mite e pacato. Alcuni storici, tra cui Irving, hanno sottolineato, documenti alla mano, che le scene rabbiose a cui Hitler si è lasciato andare storicamente, erano da lui scaltramente pianificate per incutere soggezione su alcuni suoi interlocutori in ambito diplomatico.

In merito al punto 2, oggi fa comodo associare Nazionalsocialismo a neonazismo. Al di là dei media e delle sintesi semplicistiche, il neonazismo è un fenomeno che nulla ha da condividere con il Nazionalsocialismo. Hitler non si è mai circondato di sbandati tatuati e ignoranti; anzi, ha sempre frequentato ambienti di cultura. Il neonazismo è un fenomeno che si risolve in teppismo fatto di simboli e gesti copiati dalla Germania del 1933 ma senza basi ideologiche, senza basi politiche e senza logica.

Ho visto questi due filmati su youtube:

Lui è tornato, riflessione
e
Lui è tornato

Al di là della realizzazione tecnica, del linguaggio e del serbatoio culturale, poverissimo nel secondo video, a cui attingono i due autori, la reazione al film (purtroppo solo al film, poiché nessuno dei due ha fatto menzione del libro durante la recensione), è chiaro il fenomeno della reazione pavloviana: Hitler è il male, possibilmente assoluto. Il film va visto perché fa capire come oggi sia possibile avere un nuovo dittatore che tutti saremmo pronti ad applaudire e che inesorabilmente ci porterà al disastro, al genocidio, all’odio e alla guerra totale, distruggendo la nostra amata libertà e democrazia occidentale.

Mi pongo alcune domande. Dal 1945 a oggi siamo irregimentati in un’ottica antinazista e antifascista. Questa specie di pillola di salvezza ci viene somministrata in ogni occasione: Giornata della Memoria (siamo tutti ebrei), 25 aprile (siamo tutti partigiani, l’unica festa che festeggia la sconfitta in guerra), servizi speciali redatti da Rai 3 con fatti storici interpolati ad arte con musiche languenti, voci truci, e immagini che non lasciano scampo ad un metodo storiografico onesto. Bene, allora perché questa dedizione non viene espressa anche nelle storture della nostra così libera democrazia? Perché tutta la destabilizzazione del medioriente scatenata dagli Stati Uniti e dai suoi alleati viene fatta passare come missione di pace e civiltà? Perché il trattamento privilegiato delle banche e dei capitalisti, a scapito dei cittadini, viene fatto passare come salvataggio degli interessi nazionali? Perché vengono taciuti i morti scomodi come quelli del Donbass? Perché qualcuno ha deciso che dobbiamo accogliere milioni di migranti senza tentare di risolvere economicamente i loro problemi nei loro paesi? Perché qualcuno ha deciso che la teoria gender (che esiste ed è una teoria e basta e non una verità) è cosa buona e giusta da somministrare senza indugio agli studenti? Perché quando si guarda un telegiornale, facendo un po’ di attenzione, ci si accorge che non differisce in nulla da tutti gli altri telegiornali e si allinea alle posizioni “missioni di pace”, “occidente buono”, “russia cattiva”, ad esempio?

Solo piccole riflessioni. Se qualcuno decidesse di entrare in polemica con me, lasci perdere, non mi interessa; il mio professore di letteratura italiana, un comunista, tra l’altro, diceva, con immensa e rara onestà intellettuale: «studiate!», alle persone che polemizzavano. Io ho solo scritto una recensione. Il libro merita di essere letto e il film merita di essere visto; gli attori sono fantastici, cosa rara nelle produzioni tedesche. Pochi si accorgeranno di quanta malafede sia stata inserita nel film, però. Ma potrebbe essere un buon punto di partenza per riflettere davvero e non come i cani di Pavlov.

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S. Èffrena, 30 aprile 2016

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