Archive for marzo 2015

Retrogamer o l’Araba fenice

17 marzo 2015

projectfirestart_logo Capita che ci si imbatta in qualcosa di bello e perfetto, ma non se ne colga sùbito l’essenza squisita. Quando, succube dell’emulatore MAME, andavo per vie di ricerca a scovare i migliori programmi e giochi per arcade machine (desiderio proibito per chi possedeva il già formidabile C=64), mi capitò di visitare un sito autodefinito Retrogamer. Avvezzo alla pochezza dell’Era Internet, mi limitai a leggere ciò che il sacro motore di ricerca mi aveva proposto, ossia la recensione di R-Type. Oh, sapevo che era un gran bel programma, ma quella lettura mi lasciò una sensazione di non so che; l’impressione di aver scorto qualcosa di davvero fuori dal comune e trascendentale. Abboccai l’amo. Retrogamer divenne la Mecca per qualsiasi preghiera io volessi sacrificare a sostegno delle mie curiosità tecnoludiche: leggere quegli articoli, perdersi nei ragionamenti contorti e trovare una via d’uscita quando ormai le parole avevano surclassato ogni logica… Follia! L’ischemia che affligge il cervello, di default, ha presto lasciato spazio a manovre considerate azzardate, per l’immaginazione radicata nel ventunesimo secolo; il secolo ventunesimo, quello delle tecnologie tradite, delle videochiamate che son rimaste roba fichissima, certo, ma da fantascienza, perché nella realtà ci si rende conto di avere una faccia prossima all’idiozia, parlandosi via usb, ché, non ti puoi grattare il naso, gli orifizi, non puoi accasciarti e farti i fattacci tuoi o far finta di ascoltare senza che l’interlocutore avanzi le sue rimostranze, offeso. Altro stile, Star Trek.

rtip

Navicella di Classe R

Il ventunesimo secolo: della tecnologia dozzinale per tutti, colti e ignoranti, orsi e damerini, muratori e manager; tutti livellati sul filo di un sorrisetto ebete riflesso da touchscreen hd cinque pollici circa. E sì, il secolo ventuno, della politica che può solo precipitare nel peggio-che-mai e quando ti capita un giornale qualsiasi del 199X, ti rendi conto che le notizie non cambiano , ma che la variante è proposta solo in scala di squallore e che leggere giornali è roba da illusi. Il secolo ventuno, che sarà ricordato per le slot machines installate a mo’ di testoni dell’Isola di Pasqua in ogni angolo urbano. Ma non ci vedi i ragazzini; cioè, sì, a volte; ma per la maggiore adulti e vecchi col neurone prossimo all’ictus che perdono soldi, dignità e salute davanti a un giochetto da due bit che negli anni Ottanta sarebbe stato relegato nell’angolino più sfigato del bar o della sala giochi, a collezionare acari, spento. Il secolo ventuno, quello del politicamente corretto, del buonismo, dell’anticonformismo, del femminismo degenerato in isteria strombazzata dai media (ah, maschi-femminicidi-bastardi!), del aiutiamo-tutti-tranne-noi-stessi (ché, sennò, siamo egoisti e le solite cricche non possono arricchirsi a spese nostre); salvo poi scoprire che è tutta una ideologia opprimente per cui, o la pensi come tutti o sei additato come il Male, da castrare, drenare, da terminare, da resettare. Devi essere conforme, per Credere di essere “anticonformista”, oh Lasso!

Mondi perduti...

Mondi perduti…

E così, in modalità gioco perverso / inverso, Retrogamer mi ha precipitato nella antitesi de la storia è finita, copyright by Francis Fukuyama, nippo-statunitense che se avessero potuto, Capcom, Taito e tutte le Case custodi della fantasia da videogames lo avrebbero assoldato per creare un livello segreto con codice di sblocco acquistabile dallo Shop, del postapocalittico tecnobiologico Forgotten Worlds! Ah, ma prima che finisse la Storia, dopo l’abbattimento del Muro, c’era il sangue virtuale che scorreva a fiumi, l’hard-core di cellulosa che ammiccava dalle edicole ad avvetori dall’occhio torbido. Nei cabinet arcade c’era il posacenere incastonato a destra dei bottoni, ché, fumare, non era uno psicoreato e le sale parevano suffumigi. E le parole erano parole, per cui nessuno ardeva di smussarle per non offendere, dopo che per secoli quelle parole erano state usate così, sic et simpliciter. Intatte. Le slot machines erano solo un’idea che esisteva a Las Vegas, con la manovella, lo slot, da avvolgere con le mani e tirare giù, fisicamente, lasciandolo poi tornare alla sua normale erezione, constatata l’impossibilità di stravincere la cascata di nichel. Al massimo, Arkanoid era più gettonato dai grandicelli col prosecco in mano, mentre i marmocchi erano più attirati da bagliori altri. No. A livello umano c’erano i videogiochi, gli arcade, i cabinati; mica roba da poco. Dentro a quei cassoni di trucciolato pressato e placcato di plastica, pulsava il lavoro di staff del Sol Levante con una cultura profonda che pescava dagli abissi dell’umana scienza. Spesso quei geni realizzavano i sogni di chi voleva vedere Schwarzenegger e Stallone combattere insieme contro mostri bavosi, ad esempio. Oppure donare una magia speciale che solo una corsa coast to coast a bordo di una testarossa può spandere. In tutto questo delirio compulsivo, le mie mani febbrili tornano, animate di vita propria, a cercare le duecento lire nella tasca di dietro, per inserirle nella gettoniera, tacitare, spazzare via l’insert coin e premere il pulsante di START in basso a sinistra, per assaporare quella dose di pixel e di radiazioni catodiche in pieno volto. E sia lode al MAME, che oggi sta all’arcade come il naloxone sta all’oppio, perdio! Ecco cosa ha spalancato Retrogamer. Poi il sito cessò. A monte di questa catastrofe, faccende che è inutile qui menzionare, ma che non rendevano giustizia ai reddattori della rivista elettronica, veri poeti dotati di autocoscienza e capeggiati, direi condotti, dal Visionario per eccellenza Luca Abiusi. Quanta eco, nel Loro Verbo, di vetuste riviste cartacee chiuse nei cassetti: Zzap!, TGMRetrogamer ne è la naturale e Illuminata evoluzione. Ora Retrogamer è tornato e risorge da ceneri di silicio col nome di Project Firestart (www.projectfirestart.org), titolo che di per sé è tutto un programma, poiché richiama a un altro Project, che anticamente ha inoculato incubi biologici nella psiche di noi, ex acnoidi, aggrappati al joystick. Project Firestart pian piano prende coscienza; la sezione coin-op è già operativa e a breve seguiranno gli altri moduli. Basta avere pazienza, la stessa pazienza che era in passato Fede di resurrezione. Il ritorno di Retrogamer è il ritorno in disponibilità per le masse di una memoria imprescindibile. Pochi sapranno cogliere. Mai saranno sufficienti i ringraziamenti. L’invito è di andare avanti e scolpire nella pietra, in nuove Tavole polimeriche, il prodotto di tale immane fatica. La Rete è leggera e può svanire come al vento i Soffioni.

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S. Èffrena, 15 marzo 2015

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Bukowski e la disperazione che la fa franca

8 marzo 2015

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Trascrivo e commento un estratto dal libro Panino al prosciutto di Charles Bukowski, uno dei miei scrittori preferiti. Questo fine settimana avevo intenzione di andare a teatro, per i fatti miei, ma l’opera in scaletta, intitolata L’abito da sposa, è stata rinviata. Ero deciso a scrivere Serata a teatro 2.0 (ne avrei scritto delle belle…), ma la mancanza di (more…)

Gli elementi del cuore

3 marzo 2015

Se il mio cuore era d’oro
Occhi azzurri e capei biondi
Mi fecer tutto d’alloro,
Con sguardi vaghi e pudibondi.

Se il mio cuore era argento,
Occhi castani e sguardo falso
Lo fecer sì tutto di stento
In un lago vuoto, tutto salso.

Oh, io mio cuore era rame!
Un qualcosa d’orientale lo salvò,
Come si salva de la nave il fasciame,
Che dal libeccio al grecale virò.

No il mio cuore era bronzo,
O Grecia fantastica e bella
Fatta di statue in cui m’abbronzo,
Mosaico e sottile mattonella.

E salgo la china fantastica,
Verso il misterioso elemento
Fatto di lama sottile e avionica,
Ciclo chiuso , nero sentimento.

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S. Èffrena, 28 febbraio 2015