L’eclisse

Vagavo curvo sotto zaino e fucile.
La sciena arsa dal grave fardello
Traslata in un’ombra vana e sottile.
 
E lì, tracce di rovine, là un orpello
Fuso in una roccia diabolica
Un po’ verde a strisce color pastello.
 
Alla sinistra, una parete simbolica
Narrava di lontani porti operosi,
Sonanti di composizione sinfonica.
 
Ancora. Vedevo pescatori cenciosi
Repenti aggirarsi pel aguzzi scogli
Coi piedi nodosi, secchi e fibrosi;
 
Quei cannibali esperti d’imbrogli,
Fin dalla nascita vili e furtivi,
Eran l’imago di tutti i cordogli.
 
Ma ora, gli elementi aggressivi,
Han corroso quelle laide vestigia,
Senza lavoro ma con fischi ossessivi.
 
E qui passa la mia ombra bigia,
Polve calpestando e vecchi mattoni,
Fatti di creta e di sabbia grigia.
 
______________________________
 
S. Èffrena, 2 novembre 2014
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