Un lutto e una perla

Come ci fa sapere Jacques Bienvenu:

Jean-Michel Cornu de Lenclos est décédé à Phnom Penh le 1er août 2014. C’est une perte immense pour les rimbaldiens. Nous adressons nos condoléances à sa famille et à ses nombreux amis. Nous poursuivons, bien entendu, la publication de son article dont il nous avait confié une version corrigée et augmentée le 31 juillet.

Il primo agosto 2014 è venuto a mancare Jean-Michel Cornu de Lenclos. Per i rimbaudiani si tratta di una perdita immensa e insostituibile.

Autore del sito Rimbaud & Harar, si deve a lui la divulgazione di materiale, opinioni e ricerche attinenti il poeta francese nella fase della sua vita legata al medioriente. Di notevole spessore l’edizione datata 2009 di Barr-Adjam — les souvenirs de Alfred Bardey, le patron de Rimbaud à Aden et à Harar, di cui ho parlato qui e qui su questo mio blog.

de Lenclos ci lascia anche una nota su uno scritto inedito di Rimbaud, intitolato Le Caoutchouc au Harar e di cui riporto testo e mia traduzione qui di seguito.

S. Èffrena

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«Le Caoutchouc au Harar»

Note su di un testo ritrovato di Arthur Rimbaud (1883)

In una lettera datata 30 agosto 1883 scoperta di recente durante la preparazione della nuova edizione dei ricordi di Alfred Bardey, è stato rinvenuto un testo di due pagine dal titolo La Gomma di Harar, scritto da Rimbaud. Il testo non è scritto direttamente da Rimbaud, ma si tratta probabilmente di una copia redatta da un dipendente dell’agenzia di Aden. Ivi è descritto il Kolkouol, cioè l’Euphorbia Abyssinica o altrimenti detta Euphorba. Questo albero cactiforme di vari metri di altezza, originario dell’Etiopia e molto comune in Harar, secerne in abbondanza, quando inciso, un lattice bianco appiccicoso e denso che acquisì subito un certo valore. Rimbaud attirò l’attenzione dei suoi principali sulle possibilità di sfruttamento informandoli che a Massaoua, sulla costa eritrea, una società europea si era già lanciata nell’impresa e che anche un certo Constantin Rhigas, ex dipendente di Bardey, cercava finanziamenti nella stessa direzione. Pare però che i suoi datori di lavoro non dettero seguito a questo progetto. Bardey stesso ricorda nelle sue memorie in proposito, nel 1897: «Sapete bene che Rimbaud fu spesso un utopista», (Lettera a Berrichon, 30 nov. 1897). Una lettera di Rimbaud a Ilg, datata Aden 1 feb. 1888, mostra che cinque anni più tardi Rimbaud aveva focalizzato la propria attenzione su un’altra varietà: «[…] Je voudrais voir si l’on peut entreprendre l’exploit[ati]on de la gomme dans les Konollas [basses terres] du Harrar, dans le Gadiboursi, etc.. Il y a beaucoup de gommiers par là […]».

Abbiamo ritrovato nel N°19 del Journal d’agriculture tropicale del 30 gennaio 1903 un articolo intitolato «Prove di coltura in Abissinia», con cui la redazione risponde a una lettera di tale Armand Savouré e dalla quale sono citati lunghi estratti. Savouré fu in affari con Rimbaud, il quele gli offrì ospitalità ad Harar. Egli espone le proprie conclusioni a proposito del lattice: «par aucun traitement (ammoniaque, acide sulfurique etc.), je n’ai pu en tirer du caoutchouc. J’en ai fait ramasser une dizaine de litres; au repos depuis longtemps, il s’est précipité une matière dure et cassante». Spiega poi di aver cercato, senza successo, di far crescere e acclimatare l’Euphorbia. L’esperto consultato in proposito dalla redazione, tale Jules Poisson, molto competente riguardo l’Euphorbia, concluse cupamente a proposito della preziosa sostanza: «È poco probabile che si tratti della Euphorbia» ed evocò gli insuccessi degli italiani: «[…] ad Asmara se la passano male come ad Addis Abeba». Ma venti anni dopo la nota di Rimbaud, Savouré ci credeva ancora. Possiamo immaginare questi due personaggi, ad Harar, che accarezzano lo stesso sogno, eccitati dalla febbre della gomma di Euphorbia, come Bouvard e Pécuchet per i fertilizzanti, e gridare: «Ma questo è oro! È oro!».

Questo testo, scritto pochi mesi prima del «Rapporto sull’Ogadine», ci racconta le speranze del mercante e imprenditore Rimbaud che vuole arricchirsi con le risorse del territorio. E a proposito ricordiamo l’insistenza con cui chiedeva alla famiglia di spedirgli manuali tecnici necessari per perfezionare le sue cognizioni.

Jean-Michel Cornu de Lenclos
Harar-MoCho-Independence, sept. 2010. jmcornu2@gmail.com

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Le Caoutchouc au Harar

[Texte de Rimbaud accompagnant sa lettre de Harar du 30 août 1883]

L’Euphorbiacée qui couvre les monts de Bellaoua, Eigou etc. et qui se trouve sortant en grande quantité à Darimon n’est autre que ce que les Abyssins nomment «Kolkouol», exploité près de Massaouah, par une société Européenne pour la production du caoutchouc. Seulement dans le Tigre [Tigray] l’arbre est plus grand. Des incisions faites au tronc des arbres coule le lait qu’on reçoit à mesure dans des vases. Nous croyons qu’à Massahoua on se borne ensuite à faire bouillir le liquide jusqu’à consistance, et on l’embale (sic) sans le presser. Mais au moyen d’un acide on peut au moment même du coulage faire prendre un[e] cons[i]stance élastique et précipiter l’eau et les détritus végétaux. On presse ensuite les calles obtenues pour en expulser ce qui y reste d’eau. Ensuite le prodnuit s’embale [sic] tel quel et le kg a une valeur de plusieurs francs. Cela a été le but de la visite de Constantin Righas au Harar. D’après ce qu’il dit lui-même, et nous croyons qu’il va chercher à Aden quelques fonds pour exploiter cela. Nous avons envoyé nous-mêmes un échantillon de la chose en 1881! C’est Pinchard qui l’a porté lui-même à Zeilah!

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2 Risposte to “Un lutto e una perla”

  1. tramedipensieri Says:

    Che storia….
    grazie per aver tradotto!

    Non sapevo …

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