Archive for giugno 2014

Il vero orecchio di Rimbaud – La véritable oreille de Rimbaud

18 giugno 2014

Il Blog Chez libraires associés ha dato risalto alla scoperta di due nuove fotografie di Rimbaud; precisamente si tratta di due nuovi “positivi” dei celebri ritratti eseguiti dal fotografo Carjat.

Purtroppo, a dispetto di quanto si potrebbe immaginare dal tenore dei titoli degli articoli, non si tratta, appunto, di due nuove pose, come tutti speravamo, ma di copie. Rimane il fatto, però, che queste due nuove foto possano essere più vicine alle reali sembianze del Rimbaud adolescente. Infatti si sa che, un po’ come accade oggi con i programmi di fotoritocco, gli antichi ritratti venivano corretti a mano per rimuovere eventuali difetti estetici o per dare più ombreggiatura ai volti. Nei fatti, queste due foto potrebbero essere l’immagine meno adulterata del poeta.

Di seguito propongo la mia traduzone dell’articolo segnalato dal Blog e pubblicato dal quotidiano L’Union – L’Ardennais.

S. Èffrena

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CHARLEVILLE-MEZIERES (08). Jacques Desse, scopritore del “Rimbaud d’Aden”, ha trovato nel fondo Claudel due nuove foto del poeta. Una di queste potrebbe assumere maggiore rilevanza rispetto a quella contenuta nel fondo carolo.

oreille

Questo ritratto presenta un Rimbaud «più rustico» in cui il lobo dell’orecchio non è stato ritoccato.

Il libraio e antiquario Jacques Desse, scopritore della foto di Rimbaud ad Aden nel 2010, da lui recentemente autenticata, si è rimesso in gioco. Ha continuato la sua ricerca concentrata su Rimbaud e per circa un anno ha studiato il materiale contenuto nel fondo Claudel, conservato dai suoi discendenti di Parigi. Ha scoperto, «come (egli) si aspettava» due nuovi ritratti del poeta. Non due nuove immagini; sono infatti le stesse reseci da Carjat, ma in forma di due nuove fotografie in senso stretto. Secondo Desse, una di queste due foto sarebbe molto più fedele all’aspetto reale di Rimbaud; tanto fedele da detronizzare la foto che sino ad oggi, al Museo Rimbaud, era considerata come pietra di paragone per i tratti somatici del poeta. Su questo duplicato può essere letta per la prima volta alla base del cartone, l’indirizzo e il nome del fotografo «Etienne Carjat rue Notre-Dame de Lorette». La dimensione della riproduzione è minore (circa 10 cm, compresa la cornice in cartone) di quella di Charleville (alta 18 cm) che «è un ingrandimento un po’ abbellito». Inoltre, continua Desse, «(sembra) la versione più autentica, meno idealizzata. La testa è leggermente diversa rispetto ad altre foto. L’orecchio è più rustico, il lobo non è ritoccato. Rimbaud aveva grandi orecchie. Non ci sono linee nere sotto gli occhi … ».

«Questa in effetti è una scoperta», ammette il curatore del museo Rimbaud, Alain Tourneux. «Sapevamo che c’erano altre foto, ma non le avevamo ancora viste. Il sig. Desse ha avuto la fortuna di accedere al fondo Claudel. E questo ha permesso di smuovere le cose. Qual è la riproduzione più autentica? È molto difficile da dire. Attendo la pubblicazione del confronto tra i vari volti di Rimbaud». Per Alain Tourneux la fotografia del museo rimane comunque eccellente. «Conosciamo la storia di questa foto; apparteneva a Jean Cocteau. Aveva capacità ed esperienza. Questa foto troneggiava sul suo camino quando era al fianco di André Gide alla NRF (Nouvelle Revue Française)»

Riguardo la seconda foto, Alain Tourneux sminuisce lo scoop: «fu presentata nel 1991 al Musée d’Orsay e a Charleville-Mézières è stata iscritta nel catalogo come vecchia fotografia (dove un errore contribuì ad amplificare la confusione associandola al positivo su vetro presente al museo Rimbaud)». Ma non è identificata come originale, a sua volta replica Jacques Desse.

Beh! L’enigma del vero volto di Rimbaud è lungi, ancora, dall’essere risolto!

Nathalie DIOT

Rimbaud e la Comune. Ipotesi sulla genesi e la data del «Bateau ivre» e de «L’Homme juste»

15 giugno 2014

Traduco di seguito l’articolo scritto dal signor Jacques Bienvenu relativo alla genesi presunta de Il battello ebbro. Interessante il raffronto tra i lavori di Victor Hugo, il tempo dei pontoni e l’epoca in cui Rimbaud è vissuto.

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Pontone a Brest nel 1971

Pontone a Brest nel 1971

È meglio leggere questo articolo dopo quello intitolato: Rimbaud o la morte di Hugo. Invito il lettore a fare riferimento ad esso. Ho scritto che l’identificazione fatta da Yves Reboul a proposito de L’Homme juste di Victor Hugo è stato molto convincente. Un solo punto discutibile, che non mette in dubbio questa identificazione, sembra essere l’affermazione di questo lavoro che giudica come «altamente probabile» che Rimbaud potesse aver letto la poesia «Pas de représailles», di Victor Hugo, su Le Rappel del 21 aprile 1871. Yves Reboul ha detto che i versi di questo poema «semblent faits exprès pour servir à la satyre de L’Homme juste. » (Rimbaud dans son temps, p.158.) Io non sono sicuro che Rimbaud potesse consultare questo quotidiano parigino, lì a Charleville. La questione pertanto, meriterebbe di essere studiata. Nulla ne la Lettera del veggente, scritta il 15 maggio a Demeny, tre settimane dopo questo articolo, mostra una qualche esasperazione contro Hugo. Tuttavia, quello che è sicuro è che Rimbaud avrebbe potuto leggere Le Rappel  a partire dal primo di novembre successivo, perché era a Parigi. Questo giornale un tempo sottoposto a censura, riapparve con un importante lungo articolo di Hugo che riprendeva il tema trattato in «Pas de représailles», vale a dire la richiesta, ripetuta, per la grazia ai Comunardi dopo la sanguinosa repressione di maggio. È stato quello il ritorno definitivo di Hugo nella capitale dopo 20 anni di esilio in Belgio, durante la Comune. Il suo articolo fu ampiamente riportato dalla stampa. Anche ne Le Rappel, una settimana dopo, l’8 novembre, egli difese un giovane poeta, Gustave Maroteau, che pubblicò, nel 1867, un libro, Les flocons, la cui prima poesia fu dedicata proprio a Hugo. Egli era allora diciasettenne (come Rimbaud, quando arrivò a Parigi) e partecipò alla Comune a 21 anni, tanto che fu condannato a morte. Non vi è dubbio che Rimbaud avrebbe potuto trovare molto interesse nella vicenda. Che cosa poteva egli pensare? Non poteva certo biasimare Hugo di difendere questo fratello di poesia e di idee rivoluzionarie. Ma non conosciamo la psicologia di Rimbaud.

maroteau

Articolo di Hugo ne Le rappel del 8 novembre 1871

flocons maroteau

maroteau à victor 2

Estratto del poema dedicato a Hugo da Moroteau

Estratto del poema dedicato a Hugo da Moroteau

Il 20 novembre è stato pubblicato in Le Rappel un poema inedito di Hugo: À ceux qu’on foule aux pieds. Questo prototipo del poema dell’Anno Terribile non sembra essere stato riportato nelle Pleiadi, o in altre edizioni di questa raccolta che ho potuto consultare.

le rappel

Ma portiamo l’attenzione su alcuni versi di questo poema.

pontons hugo

Scopriamo che i prigionieri comunardi furono rinchiusi dentro i pontoni, vere e proprie navi immobilizzate dentro al porto. Ma i pontoni di cui parla Victor Hugo, non sono quelli del 1848, bensì quelli in cui furono internati gli avversari di Napoleone III, dopo il colpo di stato del 1851. Comunque, una volta dentro ai pontoni, il futuro dei prigionieri sarebbe stato un esilio lontano dalla loro terra di origine, probabilmente in Nuova Caledonia. Ricordiamo, a questo proposito, che ne Il battello ebbro vengono evocati proprio i pontoni con i loro occhi orribili, tema su cui ritornerò.

Nel suo poema, Hugo, con la sua immaginazione di poeta, profetizzava il triste avvenire di questi prigionieri. Egli li immaginava «nella tempesta infame e nella feccia amara».

Inoltre, À ceux qu’on foule aux pieds, contiene un passaggio che merita la nostra attenzione:

radeau hugo

Osserviamo che Hugo descrive questi pontoni come una sorta di battello ebbro simile a una zattera della Medusa, che naviga con la morte per timoniere.

La mia ipotesi è che questo testo potrebbe essere una fonte importante da cui Rimbaud avrebbe potuto trarre spunto per il suo Bateau Ivre, in risposta a Hugo, con contrasti molto marcati. I rivoluzionari per Rimbaud rappresentavano il futuro. Così il primo verso: A «l’enfer pour aube avec la mort pour pilote» si oppone nel Battello Ebbro: «L’Aube exaltée ainsi qu’un peuple de colombes». Poi, mentre Hugo scrisse: «refermer l’océan et dire: c’est fini», e aggiunse che i prigionieri sono: «dans on ne sait quelle ombre au fond du ciel profond», ad essi si oppongono i versi di Rimbaud:

«Est-ce en ces nuits sans fond que tu dors et t’exiles, Million d’oiseaux d’or, ô future Vigueur?»

Ma quando Rimbaud, alla fine del poema esprime la sua disperazione alla repressione Versailles (con riferimento al mese di maggio nella poesia), ha scritto: «Mais, vrai, j’ai trop pleuré!» (Come Hugo piangeva per i pontoni) e poi aggiungendo: «Les Aubes sont navrantes». Tutto sommato, il poema di Hugo sembra avere un rapporto diretto con il Battello Ebbro. Infatti recita: «En tournant dans un cercle horrible on devient ivre», dove troviamo la particolare parola orribile usata da Rimbaud in riferimento ai pontoni.

Se la mia ipotesi è corretta, allora Le Bateau Ivre è stato scritto dopo il 20 novembre, dopo aver letto l’articolo di Hugo e probabilmente non oltre dicembre, quando Rimbaud non aveva più una fissa dimora. Prima egli viveva in Rue Campagne. L’espressione Bateau Ivre «Moi l’autre hiver,…», acquisterebbe tutto il suo significato, meglio che se la poesia fosse composta nel precedente mese di settembre, prima della partenza di Rimbaud a Parigi, come pretende di asserire Delahaye. “L’altro inverno” è quello del 1870 quando Rimbaud si recò a Parigi per la prima volta. Yves Reboul scrive a questo proposito: «Ma ora sappiamo che Delahaye è troppo spesso un falso testimone, nulla suggerisce che la poesia sia stata scritta nelle Ardenne; e se in effetti è eccessivo considerare la poesia come un epitaffio della Comune, resta il fatto che allude ai pontoni in cui è difficile non vedere un’allusione alla repressione di Versailles»(Rimbaud dans son temps, p.84.)

Questa è l’ultima riga della poesia: «Ni nager sous les yeux horribles des pontons.» Che, posta in una posizione finale del poema, invita a una rilettura dell’opera in chiave comunarda. Per questo, alcuni critici hanno segnalato altri elementi, come il verso: «Quand les juillets faisaient crouler à coup de triques», che potrebbe riferirsi al luglio rivoluzionario, come già notato da Jacques Gengoux.

Io penso che l’opposizione HugoRimbaud si realizzi ne Le Bateau Ivre su due livelli: il piano politico-rivoluzionario e il piano della metrica, anche egli significativamente rivoluzionario. Questi due aspetti sembrano inestricabilmente legati. Penso che considerando le precedenti recensioni che hanno evidenziato prima di me la dimensione rivoluzionaria de Le Bateau Ivre, esse siano molto diverse dalla mia.

Quello che mi intriga, tuttavia, è capire se Rimbaud nel mese di luglio (per quale motivo improvviso?) abbia potuto comporre un’opera così in antitesi con l’opera di Hugo (come già ho suggerito nel Articolo su Hugo e Rimbaud). Nel mese di giugno, Rimbaud inviò a Demeny Les Pauvres à l’église, opera che non mostrava rivoluzioni a livello di metrica. Avrei capito meglio l’audacia, se la poesia fosse stata composta a Parigi, quando Rimbaud era con Verlaine. Tuttavia la parola “Luglio” è posizionata nella parte inferiore di un frammento di manoscritto L’homme juste ricopiato da Verlaine. Il secondo manoscritto, non è datato. Penso che non sia impossibile dare una data, perché Verlaine non è sempre stato preciso con le date. La menzione di luglio può svolgere il ruolo della data falsa del 14 luglio fissato per la poesia di Rimbaud Ce qu’on dit… scritto in agosto. Si noti, inoltre, che gli articoli e poesie di Hugo pubblicati in Le Rappel dopo il 1 ° novembre hanno ripreso identici a quelli di Pas de représailles le parole “juste” e “doux“, senza contare che Rimbaud poteva aver letto i numeri precedenti mentre era a Parigi con i suoi amici poeti.
In Pas de représailles pubblicato il 21 aprile, Hugo aveva, come noto, scritto: «Pas de colère; et nul n’est juste s’il n’est doux.»
J. B.