Archive for marzo 2014

Smarrimento

8 marzo 2014
Colori senza mordente,
Passaggi stretti e snodati
Sogni di foco latente
E sogni lontani inalberati.
 
Mi perdo. Son perso. Non gusto.
I colori paiono slavati
Non so cosa è vero, cosa è giusto,
Vorrei archi di vetro argentati.
 
Sol un pensiero raschia laggiù,
Il desio di… Qualcosa sopraffine
Che mi dia tono, lontano, quassù.
Mentre sciolgonsi le brine,
 
Di questo autunno mai nato,
Che ha il sapor di fiori gialli,
Ne la strada, al suo lato,
Tra lapidi coi riflessi di coralli.
 
E che odio che io provo,
Per come sono, per come fui,
Co’l cuore stretto dentro a un rovo,
Vascello arenato a Gardafui.
 
L’aere è atomi dispersi,
Voglio disperdermi, o Democrito!
Le fatiche – inutili – ch’io aspersi,
Tornino come ultimo anelito,
 
Si facciano ultima realtà,
Fortemente calcinando
Quel ch’io sono, di qua.
Son pronto, la testa reclinando.
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S. Èffrena, 8 marzo 2014

Progetto Museo Arthur Rimbaud

6 marzo 2014

In questo interessante sito è possibile visionare una galleria di immagini che virtualmente anticipa come sarà il rinnovando museo dedicato a Rimbaud, a lavori conclusi. L’architetto vincitore della gara d’appalto, Stéphane Malka, spiega le sue ragioni in merito. Ne propongo un’umilissima traduzione, cospargendomi come di consueto il capo di cenere per le innumerevoli sviste nel lavoro di traduzione.

S. Èffrena
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Unbenannt

Può riscontrarsi un certo antagonismo tra Rimbaud e il museo, anche se è provato che egli ha frequentato il Louvre e il British Museum; il suo stesso lavoro richiama le immagini del museo, soprattutto nelle Illuminazioni (Hampton Court, dans Villes, Chinoises de Boucher e Fête d’hiver).

È pertanto importante riservargli un museo particolare, che dovrebbe essere un luogo poetico che allo stesso tempo menzioni la sua poesia, e che permetta di vedere lo scoppio, la rottura, il contrasto, il vagabondaggio che caratterizzano al tempo stesso la sua opera e il suo destino. Già dai suoi primi versi, Rimbaud ci parla della partenza e delle lunghe marce; un principio esistenziale che ha mantenuto fino alla fine della sua vita.

Ma un museo rischia sempre di bloccare chi ama la libertà libera: «Che cosa vuoi? Sono terribilmente impegnato ad adorare la libertà libera […]» (lettera a Georges Izambard, 2 novembre 1870).

Il museo Rimbaud sarà quindi necessariamente uno spazio dove l’uomo con le suole di vento non sia immobilizzato e possa dare al visitatore, col gusto per la poesia, il gusto della libertà.

Il nuovo museo Rimbaud è una rottura, un cambiamento rispetto alle mostre tradizionali, creando un’esperienza interiore in dissonanza con il guscio esterno, favorendo l’immersione del visitatore fuori dal tempo.

In questo luogo, libero e senza strutture, la pietra è struttura d’insieme; è modulo scenografico, prisma strutturale, riferimento spaziale, che ritma lo spazio e lo sguardo; la pietra che Rimbaud associa alla terra in Fêtes de la faim, è anche un oggetto che lo investe della sua mobilità esistenziale, che associa all’aria nelle stesse Fêtes de la faim ed alla marcia, alla libertà, alla natura e al viaggio. Anche in Ma Bohême immagina nella sua corsa di «Pollicino sognatore», di sgranare tanti sassolini quante sono le rime. E pure in Notte dell’Inferno, dove l’acqua, che è un altro elemento importante, Rimbaud dice: «Ah! l’enfance, l’herbe, la pluie, le lac sur les pierres, … ».

 Entrando in questo luogo, il visitatore scopre un nuovo mondo. Un luogo aperto a priori a qualsiasi condizione temporale e spaziale, come il Barbaro delle Illuminazioni:
«Bien après les jours et les saisons, et les êtres et les pays… »
In modo da immergere il visitatore in uno spazio poetico che suggerisce eccesso, caos, rinascita, l’imposizione di una nuova realtà, una visione allucinante.

Stéphane Malka