L’illusione

Quando gli dèi caddero e fui solo
Ne la sperduta radura priva di fiori,
Imaginavo l’incarico, le passioni, il ruolo
Che il più grande di essi adempì tra gli allori.
 
Poiché preda d’un baratto immondo
Cambiai un futuro insipido e vago
Con un presente vano e senza fondo,
Ora miro l’abisso di cui ho imago.
 
 Stanno lì giù, accatastati
Immensi, secchi, scatoloni
Bare di vita, sogni ammonticchiati,
Verminose, sconfessate ambizioni.
 
E i simboli, che portavamo, eroici.
Mentre ascoltavamo trasfigurati
Parole di fuoco tra i mille portici,
Con lacrime di speranza: Volti rigati.
 
Stivali, stivali su l’acciottolato,
Su le pietre di fiume lisce e consumate,
In un ritmo fine e addestrato
Tra ali di folla, mezzi e folle allineate.
 
Noi eravamo immortali, quel giorno.
Io ero immortale quel giorno supremo.
Spettatori di noi stessi tutto intorno,
Coronati dal ceruleo cielo sereno.
 
Ancora oggi, a quel pensiere,
Impossessato da trasfigurazione,
Trascendo il reale, tutte le barriere;
Speciale amorfa, incredibile orazione.
 
E come un cervello senza la sua anima,
Quell’amalgama ribolle furiosamente.
Perduto il suo sapore diviene azzima.
Tutta la gloria allora sfugge, dolcemente.
 
______________________
 
S. Èffrena, 20.02.2014
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2 Risposte to “L’illusione”

  1. Andrea Magliano Says:

    Sempre i complimenti devo farti per i tuoi versi! Prima o poi mi dovrai insegnare a scrivere così bene :) Un saluto Stelio ;)

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