Archive for febbraio 2014

L’illusione

20 febbraio 2014
Quando gli dèi caddero e fui solo
Ne la sperduta radura priva di fiori,
Imaginavo l’incarico, le passioni, il ruolo
Che il più grande di essi adempì tra gli allori.
 
Poiché preda d’un baratto immondo
Cambiai un futuro insipido e vago
Con un presente vano e senza fondo,
Ora miro l’abisso di cui ho imago.
 
 Stanno lì giù, accatastati
Immensi, secchi, scatoloni
Bare di vita, sogni ammonticchiati,
Verminose, sconfessate ambizioni.
 
E i simboli, che portavamo, eroici.
Mentre ascoltavamo trasfigurati
Parole di fuoco tra i mille portici,
Con lacrime di speranza: Volti rigati.
 
Stivali, stivali su l’acciottolato,
Su le pietre di fiume lisce e consumate,
In un ritmo fine e addestrato
Tra ali di folla, mezzi e folle allineate.
 
Noi eravamo immortali, quel giorno.
Io ero immortale quel giorno supremo.
Spettatori di noi stessi tutto intorno,
Coronati dal ceruleo cielo sereno.
 
Ancora oggi, a quel pensiere,
Impossessato da trasfigurazione,
Trascendo il reale, tutte le barriere;
Speciale amorfa, incredibile orazione.
 
E come un cervello senza la sua anima,
Quell’amalgama ribolle furiosamente.
Perduto il suo sapore diviene azzima.
Tutta la gloria allora sfugge, dolcemente.
 
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S. Èffrena, 20.02.2014
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Le metamorfosi annunciate del museo Rimbaud

11 febbraio 2014

Le Moniteur propone un interessante articolo che esplica per sommi capi i dettagli del progetto di rinnovo e restauro del museo Rimbaud. Anche se è mezzanotte passata, ho deciso di inserire la mia traduzione dell’articolo davvero interessante. Se il progetto è proprio come viene qui illustrato, credo che a tutti i costi dovrò vedere i risultati di questo splendido lavoro.

S. Èffrena

moulllin

Il vecchio mulino di Charleville-Mézières, che accoglie il museo Arthur-Rimbaud.

Ridisegnato dagli architetti Julien Abinal e Edouard Ropars, associati al plasticista Claude Lévêque e allo scrittore Stéphane Bouquet, il museo Arthur Rimbaud a Charleville-Mézières (Ardenne) mostrerà nella metà del 2015, le tracce, l’eredità e le influenze contemporanee del lavoro del poeta. Un lavoro che abbraccerà tutta l’area museale.

È proprio a Charleville-Mézières che sta uno di quei piccoli musei di provincia come ce ne sono tanti. Eccentrico e un po’ angusto all’interno delle sue mura. Qui non c’è una vera e propria sala d’accoglienza né una boutique con oggetti “a tema”, e tanto meno una sala caffè. Tuttavia, con l’icona della contro-cultura globale, Patti Smith, madrina del museo, accoglie visitatori da tutto il mondo… Questo è il museo Arthur Rimbaud, dedicato alla rievocazione del lavoro e della breve esistenza di questo “selvaggio mistico” che era, nelle parole di Paul Claudel, il più famoso dei bambini della città (1854-1891). Ospitato dal 1969 in un ex mulino ad acqua (costruito nel 1626), sulla Mosa, ospita una raccolta di lettere (originali e facsimili), oggetti personali, stampe fotografiche, ecc., che riflettono la vita caotica di colui che voleva essere «veggente dopo un lungo, immenso e ragionato, sconvolgimento di tutti i sensi»… Magnetizzate dalla personalità del poeta, quindici squadre di architetti sono state invitate a competere tra loro. Vincitrice: una squadra guidata dagli architetti Julien Abinal e Edouard Ropars, associati al plasticista Claude Lévêque e allo scrittore Stéphane Bouquet.

granier

Reso accessibile al pubblico, il granaio evocherà gli anni giovanili del poeta.

«Amuleti»

«C’è spesso un equivoco, ossia che per raccontare la vita di qualcuno è necessario (e sufficiente) raccogliere i fatti, le prove, le tracce che ha lasciato. Ma i fatti, in generale, non esistono realmente. Ciò che esiste sono i loro echi e risonanze in un’anima», ha scritto Stéphane Bouquet. «Allora noi immaginiamo un museo che, per raccontare la vita di qualcuno, non mostra solo le tracce, soprattutto perché sono così poche nel caso di Rimbaud, ma un museo più vero, dove, attraverso la porta, ci si immerge nella testa dell’uomo a cui esso è dedicato.

meuse

L’acqua, parte integrante del futuro itinerario museale.

«Wasserfall»

Rispettoso dell’edificio originale, il progetto si propone di rivelare tre grandi aree: il granaio (aperto al pubblico) , una prima campata (ingresso lato Charleville) liberata dei suoi vecchi tre piani e il “Wasserfall”, un arco costruito sopra la Mosa alto undici metri. Il “granaio” riunirà gli archivi sulla vita del giovane Rimbaud, dal momento in cui inizia a scrivere. La scena sarà organizzata intorno al granaio, luogo della memoria, concentrandosi su alcuni elementi come ad esempio il baule. Al secondo livello, “Parigi e poesia” saranno raccolte le tracce della vita parigina del poeta, la sua amicizia con Paul Verlaine, ma anche la vita letteraria e politica del suo tempo. Lo spazio “Partenze” arriverà dopo la spettacolare traversata della “Wasserfall”, prima della uscita nel giardino, e presenterà tutti i documenti che si riferiscono alla seconda vita dell’uomo con le suole di vento – i viaggi e la malattia – in uno spazio di rievocazione a tappe.

cadran

«Componimenti»

Tutti questi luoghi saranno collegati a un manoscritto originale che fa parte delle collezioni del museo: “Promontorio”, “Vocali”, “Alla musica” (Sur la place taillée en mesquines pelouses/Square où tout est correct, les arbres et les fleurs/Tous les bourgeois poussifs qu’étranglent les chaleurs/Portent, les jeudis soirs, leurs bêtises jalouses…). Saranno installate anche due spazi d’esposizione temporanei presso il centro dell’area e un caffè letterario. Una serie di installazioni perenni punteggeranno il percorso: il “Cadran” (scala monumentale della prima campata animata da sessanta punti luminosi che riflettono in due specchi alle estremità), “Wasserfall” (la ruota riattivata del mulino, che col suo moto creerà delle riflessioni vorticose, come l’acqua smossa), il “giardino di fiori bianchi” (un giardino progettato per essere sempre fiorito durante tutto l’anno). Questo viaggio si estenderà poi verso la punta occidentale dell’isola, il “belvedere dell’Addio”, sulla Mosa…
Il lavoro , dovrebbe durare diciotto mesi, sino all’estate del 2015.

jardin

Il giardino sempre fiorito.

Ancora sul museo Rimbaud – La pronipote ribelle

6 febbraio 2014

Come ho scritto nel mio precedente intervento, il museo Rimbaud è stato provvisoriamente ospitato presso il museo delle Ardenne, in Charleville-Mézières. Questo piccolo spazio è stato inaugurato alla presenza non solo di Alain Tourneux ma anche di Jacqueline Teissier-Rimbaud.
L’Ardennais dedica un piccolo articolo all’evento, raccontando un paio di aneddoti interessanti sulla famiglia del Poeta.

Qui di seguito la traduzione dall’originale:

L’arrière-petite-nièce rebelle d’Arthur Rimbaud

Jacqueline

Jacqueline somiglia alla sua antenata Isabelle, sorella di Arthur, come due gocce d’acqua.

Discreta, Jacqueline Teissier-Rimbaud, 68 anni, si è confusa nella piccola folla che ieri, al Museo delle Ardenne, era presente per l’inaugurazione dello Espace Rimbaud.
Opere e effetti personali del poeta di Charleville, saranno esposti in questo luogo fino all’apertura del nuovo museo omonimo, nel giugno 2015, dopo i lavori.
La signora Teissier-Rimbaud, pronipote del poeta, non ha parlato durante i discorsi ufficiali. Ma il suo silenzio non può però nascondere il vero fascino e ammirazione che prova per lo zio. Uno zio lontano verso cui aleggia ancora l’omertà tra i propri discendenti, dice Jacqueline.
Questo è il motivo per cui, secondo lei, gli altri discendenti dell’uomo dalle suole di vento brillano per la loro assenza in occasione di eventi culturali dedicati a esso.
Jacqueline discende dalla stirpe del fratello maggiore di Rimbaud, Frédéric. Quest’ultimo ebbe tre figli da Emilie, nonna di Jacqueline. La stessa che si è sempre opposta che la sua bambina aggiungesse il nome “Rimbaud” al suo.
«Non porterai il nome di quel farabutto!», le disse.

«Ma ho disobbedito a mia nonna e mi chiamo Rimbaud.»

La nostra interlocutrice ammette di aver disobbedito:
«Quando mia nonna è morta, ho fatto istanza di portare il nome Rimbaud. È stato negli anni ’80», dice. Allo stesso modo, la signora Rimbaud ha lottato duramente per raccogliere tutte le informazioni dalla sua famiglia sull’illustre antenato.
«Ho dovuto chiedere continuamente a mio padre, Pierre Rimbaud. Mi ha detto solo delle poesie di Arthur, e che era abbastanza».

È solo a 19 anni che Jacqueline otterrà notizie importanti sulla vita di Arthur.
«Suzanne Briet mi ha raccontato la vita di Rimbaud. Ha vissuto a Mont-de-Jeux, un piccolo villaggio delle Ardenne, accanto ad Attigny. Era confinante a mia nonna», ride Jacqueline.
La pronipote del famoso ardennese diventerà sempre più appassionata del suo antenato, nonostante il pesante silenzio che regnava intorno al poeta maledetto.
«Prima, quando un bambino era stravagante, tendevamo a nascondere il fatto. Qui, nelle Ardenne, non si parlava di Rimbaud per questo motivo», ricorda.
E ci racconta un aneddoto:
«Ho donato un dipinto raffigurante Rimbaud al café de l’Univers. Un giorno, quando sono tornata al café, ho chiesto dove fosse il ritratto. Mi è stato detto seccamente che era nel magazzino», dice.

Jacqueline Teissier-Rimbaud vive a Parigi. Pilastro della Associazione Amici di Rimbaud, lei torna a Charleville-Mézières frequentemente.
Nella foto, ha scelto di posare di fronte a un ritratto di Isabelle Rimbaud, sorella del poeta.
Quella stessa sorella che disse, alla morte del fratello, in una lettera alla madre:
Non è più un povero reprobo, quello che muore qui con me. Lui è un giusto, un martire, un eletto.

Arlyne JEANNOT

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Terminata la traduzione dell’articolo, vorrei raccontare anche io un aneddoto che mi è capitato durante il mio ultimo viaggio a Charleville nel 2012.

La Teissier-Rimbaud racconta che il café de l’Univers si preoccupò, più che di esporre, di occultare il dipinto così gentilmente da lei donato. Paradossalmente, la mia accompagnatrice, competente pittrice, a sua volta e senza sapere di questo episodio, aveva preparato un piccolo ritratto di Arthur Rimbaud, liberamente ispirato alla foto – ritratto eseguita dal fotografo Carjat. Tuttavia, frequentando il café de l’Univers, non potevamo fare a meno di notare che, oltre al modo di fare, diciamo “burbero”, dei gestori (marito e moglie), ben poco del Poeta appariva dentro al locale. Da qui il dubbio concernente l’opportunità (e poi la vera e propria decisione) di donare il ritratto al museo Rimbaud, piuttosto che al café. Se i gestori che abbiamo incontrato sono gli stessi che conobbe la Teissier-Rimbaud negli anni ’80, allora la mia accompagnatrice pittrice è stata davvero fortunata.

S. Èffrena

Museo Rimbaud

3 febbraio 2014

Ho appreso dal sito di Jacques Bienvenu che il musée Rimbaud è in fase di restauro.

L’articolo originale si trova qui, in francese:

Réalisation du nouveau musée Rimbaud.

Ne propongo una traduzione il più possibile fedele.

Il museo Rimbaud è stato chiuso al pubblico e uno spazio è stato ricavato provvisoriamente presso la stessa Charleville-Mézières al Museo delle Ardenne, sito al 31 di Piazza Ducale, e lì rimarrà per tutta la durata dei lavori. Il nuovo museo Rimbaud aprirà nel corso dell’estate 2015 con spazi interni ed esterni completamente rinnovati.
Lo spazio provvisorio dedicato ad Arthur Rimbaud sarà inaugurato da Alain Tourneux sabato 1 febbraio 2014 alle ore 11.00.

Jacques Bienvenu
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Tenendomi sempre aggiornato a proposito di fatti e avvenimenti riguardanti Rimbaud, ho appreso con sorpresa e un po’ con dispiacere di questa rivoluzione. Ho visitato due volte il museo Rimbaud, ricavando un’esperienza culturale di importanti dimensioni. Ammetto che gli interni non fossero proprio all’avanguardia, in fatto di accoglienza, ma comunque era un museo molto ben tenuto e davvero rilassante; in fondo, quello che interessava era il materiale esposto.
Tuttavia, pensando che avrei voluto fare a breve una terza visita, mi sono sentito un po’ immalinconito al pensiero che il vecchio museo sarà così solo nelle foto e nei ricordi.
Non so se questa immagine rappresenti la prospettiva dei lavori conclusi e consegnati. Se così fosse, sarà realizzato un camminamento addirittura sotto l’edificio del mulino, di fianco al ponte che attraversa il fiume Mosa.
rimbaud
Eppure, questa ristrutturazione suona quasi beffarda, perché… Era proprio Rimbaud a dire:
«Il faut être absolument moderne.»
Il Poeta scomparso non smetterà mai di influenzare il mondo, ridendo sotto i suoi baffetti.
S. Èffrena