Confessione

In un tempo certo granitico,
Spaesato tra i banchi di scuola,
I’ mi perdea in un contesto mitico.
 
Un velo copria la mia gola
E lo sguardo accigliato mio
Vagava tra le genti; ei s’invola!
 
E vedevo un fiume tristo e rio:
Orde di studenti da gli animi meschini
Che sì de l’onestà non avean disìo.
 
Tuttavia, cercavo lontani destini
Ne l’Hong Kong ima e brillante
Fatta di tesori, miseria, vecchi e bambini.
 
I’ vedea i sampan, su la baia fluttuante
Con vele simìli ad ali, farfalle spiegate
E mi perdea, su la luce cangiante.
 
E poi in Macau, su ali librate,
Andavo ver ‘l nemboso oriente
Cacciando da ‘l cuore le notti stregate.
 
Di Tokyo amai anco il sole silente
Fatto di raggi, rossi e più bianchi,
Tra fior di bambù e gente ridente.
 
E Pechino, coi politici aitanti
Le marce forzate lungo gli spazii
Con stendardi e aquiloni tremanti.
 
Seguivo Cook, nel mar de’ i topazii
Tra genti doverse, gentili ed ignude,
Che non avean pensier d’imbarazzi.
 
Ma palpitando, per l’occhio che prude,
I’ ricadeva ne l’aula fastidiosa
Tra i compagni ignavi da la mente rude.
 
Così finiva l’aliata fantasiosa
Seguita dall’amaro sapore
Di questa epoca scolorita e ombrosa.
 
_______________________
 
S. Èffrena, 7 aprile 2013
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