Archive for aprile 2013

Sotto il segno delle Rune

20 aprile 2013
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Poiché sei tu quel dio
Ch’io speravo di vedere
Durante ‘l mio primo vere,
Or mi rattristo, ne pago il fìo.
 
Ché la mia vita, troppo tardi
Prese forma in questo mondo
Di forme vane, tutto intondo.
Non bellezze, sol ritardi.
 
E Runa Sieg io ammiro:
Di essa mi faccio araldo,
Fortezza d’acciaio, baluardo,
Sin a perder sì ‘l respiro.
 
Forse che pel Runa Opfer
Sarò l’instrumento vano,
Sotto un ciel di blu arcano,
Dove giace in ombra Runa Ger.
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S. Èffrena
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Al 14 aprile

15 aprile 2013
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Sommesso e mio malgrado
Feci un sogno buio, disperato,
Dove l’animo, tutto un degrado,
Stava prono, stava prostràto.
 
Eppur non era un vil digrado:
Stavo flesso, un poco obliàto,
Non apparivo esser un plantigrado
E non mi sentivo, no! Umiliato.
 
No. Io invocavo la verità,
Quella che viene sfinita
Da ‘l rancore che si fa deità.
 
I’ volea che fosse acuita
La discolpa a tante falsità:
Parole d’odio furon solo malavita.
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S. Èffrena, 14 aprile 2013

Lo scomparso

11 aprile 2013
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La mia ex caserma

Pochi anni fa piantonavo il corpo di guardia della Capitaneria di porto di P. T., durante l’espletamento della leva militare. Alle più o meno piacevoli ore di servizio in ufficio si alternavano frequenti turni di guardia, presso l’ingresso della struttura, protetto da un vetro blindato dalle sfumature fatte di verde sbiadito.

L’episodio che qui riporto è avvenuto tra le 16.00 di un giorno d’estate e le 18.00 di due giorni dopo. Il mio primo servizio di scolta non armata era iniziato alle 14.00, come seconda comandata. Tutto si sarebbe dovuto svolgere nella più totale regolarità: Registrazione ingressi e uscite, interdizione di personale non autorizzato, accoglienza del personale marittimo per carico e scarico delle merci e servizio di centralino per le emergenze. Ovviamente il tedio era soverchiante e per questo tutti noi colleghi ci eravamo dotati di una console, una scacchiera e un buon campionario di giochi; se in teoria il povero militare di guardia sarebbe dovuto stare solo, all’erta e meditabondo, nella realtà stavamo sempre in quatto o cinque, disputandoci i migliori risultati nelle sfide videoludiche, sbraitando e ridendo furiosamente.

Alle ore 16.00 circa risposi a una telefonata esterna: mi veniva segnalata, da una voce in preda all’isteria, la scomparsa in mare di un pescatore. Raccolti i dati essenziali, contattai senza indugio l’ufficiale d’ispezione, riferendogli per filo e per segno le informazioni trascritte. In breve l’apparato di soccorso si mise in moto e con la collaborazione interforze tra Carabinieri, Guardia di Finanza e Guardia Forestale, cominciarono le ricerche ad ampio raggio nell’area presunta in cui era ragionevole circoscrivere la sciagura.

Tuttavia, nonostante la tempestività delle operazioni, nessun mezzo di soccorso riuscì a trovare il disperso; data la condizione non proprio serena del mare, si riteneva probabile che lo sventurato fosse affogato e poi inghiottito dal mare, preda delle correnti. Tuttavia i famigliari ricordavano con certezza che egli aveva in dotazione una muta; se fosse stato così e se l’avesse indossata, presto o tardi il corpo sarebbe stato localizzato, date le proprietà di galleggiamento tipiche di quella attrezzatura. Ma quella prima ondata di interventi non portò risultati rassicuranti; alcun corpo era stato rinvenuto; i famigliari disperavano di risolvere felicemente la faccenda e tutti noi, in fondo, pensavamo che presto il mare avrebbe avuto la sua nuova vittima sacrificale. Non molto tempo prima, un corpo assolutamente decomposto era stato rinvenuto da una nostra motovedetta, non lontano dalla baia; quei miseri resti appartenevano a un marittimo scomparso alcuni mesi addietro. Un nostro collega che faceva sempre il gradasso sulle sue doti di uomo duro, raccontò che non poté resistere ai conati che gli suscitò la vista e la puzza spaventevole delle carni disciolte. Mai credere a chi si vanta. Risi della sua idiozia e mi divertii a fargli le domande più scabrose su quei resti immondi, per vedere ancora il disgusto riempire i tratti del suo volto e renderlo ridicolo innanzi a tutti noi. (more…)

Rimbaud e Charley Patton

9 aprile 2013

Tempo addietro mi era stata sottoposta un’immagine che ritraeva un giovanotto di cui nulla sapevo. Chi mi aveva fornito l’immagine aveva sottolineato la somiglianza tra Arthur Rimbaud e il soggetto ritratto. Di seguito la foto.

Charley Patton

Charley Patton

Dopo una ricerca un po’ difficile a causa della assenza di dati sull’immagine, ho scoperto che quella qui sopra è l’unica foto esistente di Charley Patton, nato il primo maggio 1891 nella Contea di Hinds, Mississippi, e morto il 28 aprile 1934.
Chitarrista e cantante blues americano, esponente e probabilmente padre, del Delta Blues, ha rappresentato per quel genere musicale la nascita di un nuovo e originale stile, in particolar modo per l’uso della chitarra. Qui di seguito uno dei suoi pezzi, Spoonful Blues.

Ebbene, infine, cosa unisce Rimbaud a Charley? Probabilmente una leggenda che circolava su internet nel 2010 e che ho potuto visionare su di un sito che purtroppo non riesco più a localizzare. Era lo stesso sito da cui la foto era stata scaricata e scambiata per un’inedito ritratto del Poeta francese. Secondo quella fonte tuttavia, Charley non sarebbe Rimbaud, ma addirittura suo figlio; figlio di quella famosa Mariam di cui ho già scritto poco tempo fa su questo blog. Se Rimbaud era in Africa ancora poco prima del 1891 e Charley è nato nel 1891, il periodo del concepimento potrebbe coincidere e giustificare la sparizione di Mariam dall’Africa con un’emigrazione in America dove avrebbe messo al mondo il figlio di Arthur.

Ovviamente è tutto fantascienza, con buona probabilità. È assodato che Charley aveva origini afroamericane, messicane e anche Cherokee. Con Rimbaud, certo, condivideva l’estro artistico e quella genialità che porta un uomo tra milioni a primeggiare per intelligenza e originalità. Ma nulla più.

Rimane comunque da rendere omaggio a chi ha osservato e mi ha suggerito, a suo tempo, questa particolare somiglianza iconografica.

S. Èffrena

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Aggiornamento:

Dopo incredibili ricerche, ma più per un colpo di fortuna che dovrebbe essere definito in linguaggio aulico fondoschiena, ho ritrovato il collegamento menzionato sopra. Eccolo di seguito:

http://www.gazettegreenwood.net/an2003/n53/numero53.htm#patton

Rivisitando il testo in lingua originale, metto in guardia l’eventuale lettore sul fatto che lo stralcio di biografia lì citato è assolutamente campato per aria e non ha quasi nessun riscontro con i veri eventi caratterizzanti la vita di Rimbaud.

Aggiornamento link

8 aprile 2013

Comunicazione di servizio per rimbaudiani e non.

Il sito http://www.arthurrimbaud.it (tra i tanti in elenco a destra) è stato chiuso ed è migrato su: http://arthurrimbaud.jimdo.com/

Nuova grafica, più povera rispetto alla precedente, ma contenuto identico e ricchissimo.

S. Èffrena