Sole dei ciechi

Non posso ben ricordare
Quanto il tragitto drammatico
Fece foco de le nostre bocche amare,
 
Eppure, lungo ‘l giallo viatico,
Fatto di sete, sabbie e villaggi,
Tutto parea irreale, statico.
 
Corpi secchi, di morti selvaggi,
Capanne arse al lampo distratto,
Dipinti rossi e antichi retaggi.
 
E poi, un corpo disfatto,
Non più omo, animal o cosa;
Ma non era certo un misfatto.
 
Le nostre risa andavan a iosa,
Davanti a gli eventi tristissimi;
Ricordo alberi di mimosa!
 
Certi luoghi eran bellissimi:
Cieli di spazio infinito
E spazii da’ i colori vivissimi.
 
Tra noi languiva qualche ferito,
Ma eravam tutti pesanti d’armi,
Coi fucili, pistole e guàina di rito.
 
A me stesso potevo affidarmi,
A’ miei camerati coraggiosi
De la cui fiducia amavo vantarmi.
 
Poi un attacco, de’ più perigliosi,
Decine e centinaia i nemici,
Con grida ferali e petti orgogliosi.
 
Ah, ma noi eravamo raggianti:
«Ecco la morte! — dicevamo —
O la vittoria di soli irradianti».
 
E, mentre sangue spargevamo,
‘l sole era strano, giallo e nemico;
Questo e altro vedevamo.
 
Che ironia, e son veridico,
Pensavo allora a un tristo amor.
Ho combattuto e questo dico.
 
________________________
 
S. Èffrena, 31 marzo 2013
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4 Risposte to “Sole dei ciechi”

  1. valivi Says:

    è molto bella, bravo!

  2. Andrea Magliano Says:

    Bravo… sempre senza parole mi lasci!

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