Il rinfaccio

Difficile chiamarla poesia, questa. La scrissi durante un litigio avvenuto al liceo tra due della mia classe che si rinfacciavano l’una contro l’altra di “essere falsa”, di far finta di essere ammalata per non essere interrogata eccetera. Il “Saggio” del “Negletto Villaggio” è il professore di storia della filosofia che, accorso alle urla ha detto quella frase, che era la sua preferita. L’avvocato invece non ricordo chi fosse, ma forse era un idiota che si intrometteva sempre con le sue sparate profetiche semibibliche che ci stavano come i cavoli a merenda.

 
Ecco a voi come fatti di quotidiana vita
Uman seme a belligerar costringa
E testimon sono della storia qui sita
Che dir voglio senza che fretta mi spinga.
 
Udii un dì: «Ahi la schiena, ahi il collo!»
A lamentarsi stava Malata Immaginaria.
Di infiniti mali soffria e se altri non mollo
È per non render l’historia a voi refrattaria.
 
Contro lei abbaiava “Cane Bastonato”
Che da tutti prendea aspre lezioni
E di rimando, come verme nel prato,
Con la meschina esercitava fallite funzioni.
 
Giunto un avvocato, emanò sua arringa,
Ahimè, proprio contro il bastonato cane
Che altro non trova e suo ingegno s’avvinghia:
Ma non le procurerà un sol tozzo di pane.
 
Or, arringa imperversava, Cane abbaiava,
(O guaiva?) Malata Immaginaria poneva gemiti
Ma, anche lei, un secondo ringhiava
E un secondo contava gli aneliti.
 
A questo punto giunse Porco Innocente,
Sparò sentenze a destra e a manca,
Evitò qualche inconveniente
E si sedette sulla vecchia panca.
 
Tal disse: «Can Bastonato, sei negletta!
Io, pura e di Dio degna (mento!)
Non sopporto chi porta disdetta
E mi fa male tutto il falso che sento».
 
Proruppe Avvocato: «Di voi ho i fatti,
Fregar mi volete, ma io v’arringo,
Bastono Cane Bastonato e voi matti
E un mondo di tribunali io dipingo».
 
Giunto il saggio del Negletto Villaggio,
Il comando impose: «Silenzio per cortesia!»
E tutti vollero che fosse un miraggio
Ma era la realtà più dura che ci sia.
 
Assisa, Can Bastonato pensò:
«Ahi, soddisfazion non trovo
Da quello che io fo
Ma far non so nulla di nuovo!»
 
Avvocato ghignò: «Tutti li sedai
Quei marani di tribunal indegni
E se un giorno li incontrerò semmai,
Li riempirò di duri segni».
 
«Ahah, fregati li ho quelli,
Ché io, più falsa di tutte,
Risultata son tra i più belli
Ma son anche tra le più brutte».
 
Tal pensava Porca Innocente.
E Malata Immaginaria?
Supina riprese a esser dolente:
In quanto condizione necessaria.
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S. Éffrena, 10 febbraio, venerdì
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