Jean Baudry ben tornato! Rimbaud giornalista al Progrès des Ardennes

Ecco il famosissimo articolo di Rimbaud, ritrovato dopo innumerevoli anni grazie ad un regista non certo insensibile agli affari rimbaudiani.
Traduco da L’Ardennais il seguente lavoro.

Per quanto riguarda il “pezzo” di Rimbaud, ovviamente non mi permetto di tradurlo, poiché non ne ho le competenze, essendo un prodotto della sua mente brillante. Pertanto, chi volesse cimentarsi, non dimentichi di ripassare il francese molto approfonditamente. Io ne consiglio la lettura in lingua originale, perché merita davvero e per arguzia e per stile.

Ultima nota, Rimbaud usa una parola italiana, per schernire il cancelliere tedesco: «Ih, povero!». Mi sento felice di pensare ad un Rimbaud che non era alieno, in quel periodo, al vocabolario della nostra lingua! E in questa piccola opera d’arte ha dimostrato di poter prendere per i fondelli il diavolo in persona, ossia Otto von Bismarck!
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Questo è uno scoop. Anche se si tratta di informazioni che hanno più di un secolo! Il 25 novembre 1870, infatti, il quotidiano Le Progres des Ardennes pubblicava un articoletto intitolato Il sogno di Bismarck e firmato da un certo Jean Baudry. Niente di troppo entusiasmante, a prima vista. Certo.
Solo che Baudry era lo pseudonimo scelto da un giovane studente di 16 anni, un certo Arthur Rimbaud.
Anche se per oltre un secolo sapevamo che il futuro «poeta e esploratore» aveva inviato i testi al direttore del Progress con questo pseudonimo, solo recentemente si è scoperto che uno di questi articoli è stato effettivamente pubblicato…

Questo ha messo in subbuglio il mondo rimbaudiano. Attenzione ai dettagli…
All’origine di questo miracolo sta il regista Patrick Taliercio. Alla Maison des Ailleurs, egli approfondisce lo studio della seconda fuga di Rimbaud, avvenuta nel mese di ottobre 1870.
In quel periodo, il già ribelle Arthur va a Charleroi, in Belgio. Vuole fare il giornalista. Ma senza successo. Tuttavia questo viaggio non è stato privo di interesse. Durante il suo cammino si fermò da un compagno di scuola.
«Ho trovato l’episodio di Charleroi per caso, durante lo studio di un periodico delle Ardenne. Conteneva il resoconto di un certo Yanny Hureaux che mi ha incuriosito. Da lì è nata la mia decisione di fare un film sul tema», dice Patrick Taliercio.
Tuttavia Taliercio, non è il primo ad affrontare Rimbaud! «Ma questa volta, a differenza di molti di coloro che mi hanno preceduto, che hanno cercato di abbracciare tutta la sua vita, io voglio dedicarmi a un episodio che rivela ciò che è Rimbaud».

Arthur Rimbaud

Pochi giorni prima l’ avventura ha preso però un’altra piega. Totalmente inaspettata, mentre si occupava de Le dormeur du val.
In una bancarella di libri vede alcune copie del Progrès des Ardennes.
Una di queste copie attira la sua attenzione. E giustamente. Essa contiene un pezzo firmato da Baudry.
«Sapevamo — da Delahaye, suo amico — che Rimbaud ha scritto un testo su Bismarck sotto questo pseudonimo e lo aveva proposto per la pubblicazione al Progress. Ma, a priori, nessuno sapeva che fosse stato effettivamente pubblicato… ».
In realtà, come molti altri prima di lui, è Le dormeur du val che Patrick Taliercio cercava. «Ma il direttore del giornale aveva risposto che la poesia di Rimbaud in qualche modo sarebbe stata poco interessante. Preferiva pubblcare articoli attinenti a fatti reali…».

Perché Il sogno di Bismarck, così si chiama il pezzo, è rimasto così a lungo nascosto? Semplicemente perché sono state stampate e distribuite pochissime copie del giornale e poche ancora sono sopravvissute alle ingiurie del tempo. Infine Rimbaud, verosimilmente, ignorava — e Delahaye pure — di essere stato pubblicato.
Patrick Taliercio ha avuto davvero un bel colpo di fortuna.
Tuttavia, questa bomba, come l’ha descritta Yanny Hureaux, forse darà una nuova direzione al suo lavoro cinematografico. «Ovviamente sono costretto a riprendere in considerazione il mio progetto alla luce della scoperta…» dice, quasi imbarazzato, il regista.

Philippe Mellet

***
La storia

Una cosa è sapere che Rimbaud aveva proposto questo articolo. Lo dobbiamo certo al suo amico Delahaye che, nelle sue memorie, aveva rievocato il fatto.
Un’ altra cosa è poterlo leggere.
Fin dal 1870 questo testo non è stato mai ristampato.
Dalla scoperta di Patrick Taliercio, un paio d’ore dopo, Yanny Hureaux, Tourneux Alain e Gerard Martin (responsabili del Fondo Rimbaud), il poeta André Velter e tutti gli specialisti e appassionati sono entusiasti. E ne capiamo il perché!
Improvvisamente, tutte le biografie del poeta sono incomplete; tutte le edizioni delle sue opere complete non sono più… complete!
Questo non è solo un testo ritrovato. Questa è la prova che il poeta, avventuriero, viaggiatore… è stato anche un giornalista. Esperienza brevissima, certo, ma comunque presente.
Che gran concittadino che abbiamo a Charleville!

Ph. M.

***

Alcuni elementi per capire

Settembre 1870. Gli eserciti di Napoleone III a Sedan e Metz finiscono in trappola. I prussiani assediano Mézières.
Ma alla guerra franco-prussiana si aggiunge una guerra civile. Presto la Comune di Parigi insorge e i repubblicani cercano di sollevare le province.
A Charleville, Arthur è fuori di sé dalla gioia. Vuole scrivere, esprimersi, vuole rendersi partecipe.

L’ex rivoluzionario del 1848, signor Jacoby, ha fondato il Progrès des Ardennes, giornale di sinistra, stampato in Rue de Château, a Mézières.
Quest’uomo ha la barba brizzolata e tutte le simpatie del giovane Rimbaud, che lo conosce bene: abitavano vicini in Rue Forest. Ma la madre di Rimbaud leggeva il quotidiano conservatore Courier des Ardennes.
Se Rimbaud aveva già cominciato a scrivere poesie, voleva sicuramente diventare anche un giornalista.
Quell’autunno, con Delahaye, Rimbaud si prende gioco dei prussiani, scrive dei motti sui muri, gira per le campagne (vicino a Saint-Julien, in particolare).
Inoltre scrive testi vari, in versi e in prosa.

Scelse Baudry per pseudonimo: era il nome dell’eroe di un dramma scritto da Auguste Vacquerie che Rimbaud aveva apprezzato:
«Je m’abrutirai, je traînerai mes haillons dans les bouges, j’anéantirai en moi tout ce qui vous appartient. Dès ce moment, je redeviens le vagabond que j’étais.»

Certamente queste parole hanno profondamente colpito l’autore di Ma Bohème!

I prussiani distruggono il giornale

Il 31 dicembre 1870, 6000 granate caddero su Mézières. I macchinari da stampa dei giornali vennero distrutti. Intere pubblicazioni anche, senza dubbio.
Nel frattempo, Rimbaud ha intensificato le sue escursioni.
È quindi probabile che non sapesse che il suo Sogno di Bismarck era stato pubblicato a fine novembre.
Tuttavia, pochi mesi dopo, fu assunto al Progrès per gestire la posta. Ma questa volta non scriverà.
Purtroppo per Jacoby, il proprietario del giornale che era riuscito a far stampare nuovamente, la Francia sconfitta viene governata da un regime conservatore e il Progrès fu chiuso nell’aprile 1871. Un mese più tardi, a Parigi, ci fu la “Settimana di sangue” in cui venne repressa la Comune.

A doppio senso

Il testo dell’articolo è davvero ottimo. Si schernisce il nemico, in modo caricaturale, con uno stile collaudato che potrebbe anche passare per patriottico.
Ma l’autore calca la mano su Parigi. Come se Rimbaud-Baudry fosse certo che la capitale è il seme della rivolta anti-prussiana, certo, ma anche della speranza repubblicana.
Il vecchio capo che si addormenta (Bismarck), come se fosse sazio, è anche il prototipo del borghese ingrassato, l’archetipo di un mondo che il poeta vuole cambiare. Prima di fuggire.

Ci sono poche parole italiane, infine: «Hi! Povero!». Che sia un omaggio a Garibaldi?

***

Le rêve de Bismarck
(Fantaisie)

C’est le soir. Sous sa tente, pleine de silence et de rêve, Bismarck, un doigt sur la carte de France, médite ; de son immense pipe s’échappe un filet bleu.
Bismarck médite. Son petit index crochu chemine, sur le vélin, du Rhin à la Moselle, de la Moselle à la Seine ; de l’ongle, il a rayé imperceptiblement le papier autour de Strasbourg : il passe outre.
A Sarrebruck, à Wissembourg, à Woerth, à Sedan, il tressaille, le petit doigt crochu : il caresse Nancy, égratigne Bitche et Phalsbourg, raie Metz, trace sur les frontières de petites lignes brisées, — et s’arrête…
Triomphant, Bismarck a couvert de son index l’Alsace et la Lorraine ! — Oh ! sous son crâne jaune, quels délires d’avare ! Quels délicieux nuages de fumée répand sa pipe bienheureuse !…
Bismarck médite. Tiens ! un gros point noir semble arrêter l’index frétillant. C’est Paris.
Donc, le petit ongle mauvais, de rayer, de rayer le papier, de ci, de là, avec rage, — enfin, de s’arrêter… Le doigt reste là, moitié plié, immobile.
Paris ! Paris ! — Puis, le bonhomme a tant rêvé l’œil ouvert, que, doucement, la somnolence s’empare de lui : son front se penche vers le papier ; machinalement, le fourneau de sa pipe, échappée à ses lèvres, s’abat sur le vilain point noir…
Hi ! povero ! en abandonnant sa pauvre tête, son nez, le nez de M. Otto de Bismarck, s’est plongé dans le fourneau ardent… Hi ! povero ! va povero ! dans le fourneau incandescent de la pipe…, Hi ! povero ! Son index était sur Paris !… Fini, le rêve glorieux !
Il était si fin, si spirituel, si heureux, ce nez de vieux premier diplomate ! — Cachez, cachez ce nez !…
Eh bien ! mon cher, quand, pour partager la choucroute royale, vous rentrerez au palais
(lignes manquantes)
Voilà ! fallait pas rêvasser !

Jean Baudry

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Una Risposta to “Jean Baudry ben tornato! Rimbaud giornalista al Progrès des Ardennes”

  1. Ancora su “Le Rêve de Bismarck” | Poesie e prose di S. Èffrena © Says:

    […] pubblicato su youtube da Taliercio Patrick. Penso che sia un’ottima integrazione a quello che qui ho tradotto giorni addietro. Sentire recitare l’articolo di Rimbaud in lingua originale è […]

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