Una grotta dimenticata, dove Rimbaud pensava di ritirarsi

Traduco, dal quotidiano L’Ardennais, l’articolo Une grotte oubliée: celle de Rimbaud Quand Arthur rêvait de profondeur, di Guillaume Lévy.

Premetto che dalla lettura della biografia Rimbaud scritta da Graham Robb, ho avuto la possibilità di verificare l’esistenza del carteggio tra Arthur e Delahaye a proposito di questa grotta in cui il nostro eroe pensava di ritirarsi in eremo dopo l’ennesimo ultimatum della madre: «O studi o lavori!». Secondo quanto riferisce Robb, Arthur diceva che non avrebbe avuto nessun problema a concludere la propria esistenza in quella zona isolata; sarebbe bastato che ogni tanto il suo amico Delahaye gli portasse il pane e il tabacco per la sua inseparabile pipetta!
Decisamente sto prendendo il gusto di tradurre dal francese, benché la pronuncia e l’ascolto mi risultino assolutamente ostici. Ogni modo è buono per non pensare alla vita.
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È lontano dalla tomba del Poeta, dalla sua città natale, dal suo museo. Eppure, siamo ancora a Charleville. Sulle alture di Theux, a due minuti dall’Hôtel de Ville. Nonostante questa vicinanza, regna qui un silenzio ancora più grande che a Roche.

Periferia del bosco. Il percorso de la Fontaine conduce lì al bosco; sulla sinistra si affaccia la strada per Romery. Alcuni sentieri attraversano il rilievo artificiale creato dai detriti delle cave locali.
Improvvisamente, un ripido pendio sulla sinistra. Un albero caduto è quasi una barriera. Si deve scavalcarlo per raggiungere il luogo segreto. A pochi metri da lì sta l’ingresso della grotta che è molto piccolo.
Il fiume Meuse, scavando il suo letto, ci ha dato queste anfratto giallo. I lavori della miniera hanno creato a loro volta un nascondiglio. Un rifugio per il giovane Arthur in fuga da sua madre.

L’archeologo Jean-Pierre Lemant resta indietro, il suo amico archivista, Jean-Luc Sofisti, passa avanti. L’ingresso della grotta è di non più di 50 centimetri di altezza. Vi si entra solo a carponi.
Il sentiero si restringe ancora di più, dentro, ma gradualmente guadagna altezza. Dopo ci si può anche alzare. Un piccolo anfratto fornisce sollievo. Dentro, nessun pipistrello, ma molti insetti.

Dopo contorsioni assurde, si avanza ora nel buio più totale. La pendenza aumenta di una decina di gradi. Terriccio giallo e bagnato sporca le mani. Questa pietra friabile ha dato ad alcuni ispirazione. Hanno infatti inciso nomi, iniziali, date o cuori.
Nel mezzo di una parete si legge chiaramente “1876”. Cinque anni prima di quella data, Rimbaud giocava a fare l’eremita in quei bassifondi dorati, fumando la pipa, mangiando un pezzo di pane portatogli dall’amico, Ernest (Delahaye), lui stesso ragazzino di Theux.
Non possiamo andare oltre. La grotta sembra farsi più ripida, seriamente, e noi non abbiamo più 17 anni. Si torna indietro, al mondo.
Dopo pochi minuti ci è possibile ridistendere le gambe. La grotta di Rimbaud ci riporta alla luce.

Dopo un po’ di riflessioni, una domanda sale alle nostre labbra: come essere sicuri che sia qui che Arthur veniva a nascondersi?
Risposta: perché ci sono delle prove molto forti. «Siamo certi che al 99% è la grotta di Rimbaud», dice Raymond Stévenin, vice responsabile municipale del patrimonio.
La prima prova materiale: in una esplorazione della grotta nei primi anni del 2000, Jean-Pierre Lemant rinvenne frammenti di pipa e un bottone con impressa la scritta Collège de Charleville. Era in quel collegio che Arthur collezionava ripetutamente primi premi scolastici.
L’archeologo ha aggiunto che nel fondo della grotta è possibile leggere, a destra, con fuliggine nera, su un muro,  le iniziali «A» e «R»ravvicinate.
Durante la nostra visita, non le abbiamo viste. Detto questo, però, non sono un archeologo…

Adesso la prova storica. Una lettera inviata da Ernest Delahaye si dimostra preziosa. Offre non solo la testimonianza di due giovani fuggiaschi, ma anche le indicazioni geografiche e un disegno per trovare la famosa grotta.

Guillame Lévy

N.B. Naturalmente l’accesso al sito è pericoloso ed è più adatto agli speleologi che agli appassionati di poesia!

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