Lo scienziato in bianco e nero specifica!

Immaginavo che qualche curiosone avrebbe potuto obiettare: – Ma perché l’autore di questo diario vocale non menziona nessuna relazione con il gentil sesso? – Ebbene, la mia omissione è motivata e mi rimaterializzo provvisoriamente prima di scomparire per sempre grazie alla versione avanzata della Combinazione in bianco e nero.

A parte che definire il genere femminile “gentile” è forse un po’ eccessivo, dati i tempi poco cortesi che corrono, ho comunque il piacere di rassicurare i cultori delle relazioni corrette. Il qui presente scienziato, nonché medico, ha avuto delle conoscenze femminili; ha patito per donne di svariato genere; ma solo una volta ha potuto esplorare il mondo della relazione sentimentale essendo ricambiato nei sentimenti.

Il mio laboratorio, qui, è assolutamente fornito dei più avanzati rimedi contro le deficienze e difetti: timidezza, orgoglio, ira, presunzione, eccessiva estroversità, ecc. Rimedi che ho sintetizzato grazie agli studi alchemici di cui ho già fatto menzione nella mia versione completa del diario. Ma all’epoca delle mie disavventure sentimentali non possedevo tali dispositivi d’orientamento; ero alla mercè della mia natura.
Ebbene, i fatti conclusivi del mio diario sono legati a doppio filo con l’esperienza sentimentale che mi ha per così dire “svegliato”, dimostrandomi, parole mie, “che la vita è una farsa” e che è inutile arrabattarsi per arrivare a un traguardo finale uguale per tutti, cioè il camposanto.

Mi spiego meglio; vengo da una famiglia di medici, elettricisti e imprenditori. Purtroppo lo slancio costruttivo della mia famiglia si è esaurito a partire dai miei genitori che erano due normali impiegati, ligi ai parametri di questa epoca infame. Ebbene, se in loro comunque c’era uno “slancio”, in me esso si è atrofizzato, nonostante gli studi e la frequentazioni di corsi specialistici. Semplicemente, vivendo di rendita – ma non tanto – ho accusato su di me quel senso di inutilità che nasce dal guardarsi attorno e non vedere altro che gabbie e costrizioni.

Che c’entra l’amore con tutto questo? C’entra, perché nell’amore o meglio, nel “dolce sentimento”, vedevo qualcosa di assolutamente perfetto. E qui, nessuna alchimia avrebbe potuto eguagliare la luminescenza di due cuori uniti nell’intesa.

Quando per vari motivi ho potuto trovarmi in tale stato di grazia, non pensavo che sarebbe durato in eterno o per tempi biblici; ma almeno, speravo che non sarebbe cessato in modo traumatico. Invece il fantastico inizio si è posto come estremo di un percorso in cui la meta finale si è risolta in un’eutanasia senza anestetico.

Io, scienziato, nasco da lì, da quella eutanasia drammatica che ha soppresso il mio cuore, i miei sentimenti, quello che rimaneva delle mie aspirazioni. Il lungo diario che ho compilato rappresenta un corpo senza vita che si adatta alle esigenze della scontatezza. Non mi restava altro che darmi all’alchimia, alle sperimentazioni di sostanze raffinate e strane, alterando la squallida realtà circostante ma impossibilitato a mutarla in modo concreto.

E le donne. Non era quel famoso poeta francese che nella sua unica opera pubblicata in vita definiva le donne come persone che mutano d’improvviso, appena trovano un marito, una casa e un posto in società? Delle fanciulle ribelli, quasi ragazzacci, energiche, sveglie e intelligenti, solo una misera percentuale riesce a rimanere tale dopo l’omologazione nullificatrice. L’appiattimento sociale le rende stupide, banali, scontate, frustrate e volgari. Esse hanno raggiunto l’obiettivo di adempiere alla loro natura animale senza conservare la dignità dell’intelletto.

Invero, io mi ero innamorato proprio una persona che spesso e volentieri nel motto transit aveva il suo cavallo di battaglia; capace di cogliere il dettaglio, non ne voleva assolutamente pianificare la possibile estroflessione. Quale la mia sorpresa e amarezza quando il male descritto in quel libro aveva aflitto anche lei. Con un giro di valzer degno della confinante Italia, mi ritrovai al fianco di una clarissa omologata, così come descritta dal poeta francese; mia colpa, quella di essere inadeguato. Ecco la disfatta del mio essere.

Per fatti del genere c’è chi impazzisce, chi diventa criminale, addirittura. Poveri stolti, dico io. Il fatto di subire una delusione di proporzioni inimmaginabili mai e poi mai dovrebbe giustificare comportamenti delittuosi. Mai.
Il qui presente scienziato, nonché medico, prende atto delle trappole della vita, della cultura, della sapienza. E decide di intraprendere la via della autodissoluzione, poiché la dissoluzione è solo una questione di tempo e il tempo è una brutta fiera selvaggia; non guarda in faccia e distrugge.

Oh, certo, anche io ho avuto il mio scatto di rabbia (di cui mi vergogno profondamente); più che altro per il modo che per le conseguenze; sono un essere umano dopotutto. Se un tale mi si presenta davanti e dice “fellone!”, certo mi arrabbio, lì per lì. Se lo stesso personaggio mi si avvicina e mi espone i suoi motivi per cui mi ritiene un “fellone”, mi posso anche sedere ad ascoltare. Tutto qui.

Fine della estrinsecazione. Mi piacerebbe vedere i miei colleghi che si disperano per tutti i pazienti che gli lascio, ihih! Avranno un gran da fare per riorganizzare le agende, le visite le scorte di farmaci e così via. Ma a parte questo, a parte la freddezza di cui mi sono ammantato, insieme all’ironia e a una buona dose di cinismo, ho dentro un’agonia così grande che nessun artista la potrebbe rappresentare; la mia sofferenza travalica i limiti della sopportazione e mi divora. Forse un’esagerazione, la mia.

Ora mi sublimo nuovamente e questa volta, per sempre. Adieu!

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