Archive for gennaio 2013

Rotte solari

31 gennaio 2013
Il sole volge a occidente,
Mi precipito all’opposto
In un suono sì stridente
Che rimbalza in ogni posto.
 
Io vado nell’oriente,
Al sol non son esposto:
Nessuna rena qui gaudente,
Solo un vuoto, ferreo posto.
 
Mappe e parallassi ibride
In un viaggio assuefante
Perso in rotte vivide.
 
E in un volto delirante
Su di uno specchio d’iride
Canto, sogno, sognante.
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S. Éffrena, 31 gennaio 2013 – addio gennaio

Frédéric Rimbaud, biografia parziale (II parte)

31 gennaio 2013

Proseguo e concludo la raccolta di informazioni su Frédéric Rimbaud, il fratello di Arthur Rimbaud, di cui ho scritto in questa traduzione. La fonte è questo articolo de L’Ardennais.
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Frédéric Rimbaud

Nel 1878, quando aveva 25 anni, il giovane sergente Frédéric Rimbaud aveva finito il suo servizio militare; la madre da poco aveva lasciato Charleville e si era trasferita, con la figlia Isabelle, nella fattoria di famiglia a Roche, frazione di Attigny. Vitalie Rimbaud Cuif anche se trattava il suo figlio maggiore come un testardo, sapeva che era un buon lavoratore. Infatti sotto la sua direzione egli si dedicò con costanza a lavorare nei campi. (more…)

Barr-Adjam, souvenirs du patron de Rimbaud

30 gennaio 2013

Come già ho scritto in questo precedente articolo, Barr-Adjam è un’opera che racchiude l’esperienza di vita di Alfred Bardey, fortunato contemporaneo di Arthur Rimbaud.
Nel seguente intervento che traduco, traendo spunto da quell’opera, si fa una ricognizione a proposito della donna abissina di Rimbaud.

S. Èffrena
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«Questa donna ha vissuto nel 1882 ad Aden con il poeta geniale Arthur Rimbaud».

La nota, di Ottorino Rosa, accompagna la foto della stessa dama abissina inserita nel suo libro L’impero del leone di Giuda (1913). Questo confermerebbe quanto scritto nell’album di Alfred Bardey del 1882.
Ottorino Rosa (1853-1930) fu agente della ditta Bienenfeld, visse ad Aden e ad Harar e fu amico di Rimbaud. Nel 1930, secondo una testimonianza scritta (in francese) a Carlo Zaghi, dirà:
«A proposito della ragazza, aggiungerei che io stesso, in quel periodo, ho curato la sorella di cui poi mi sono liberato qualche settimana dopo, dovendomi trasferire a Massahua».
Questa abissina, cristiana, così come prova la piccola croce d’argento tsouroura sul suo velo, potrebbe essere la stessa donna con cui Rimbaud ha vissuto nel 1884, in una casa ad Aden, di cui Françoise Grisard, la cameriera di Jeanne Bardey che le insegnò a cucire, si ricordava che «da qualche tempo aveva con sé sua sorella».
Ecco quindi confermata la testimonianza di Ottorino. È verosimile che questa sia proprio «Mariam, la donna abissina lasciata poi dal sig. Rambaut» (sic) ad Harar «per andare ad Aden». Ecco perché siamo autorizzati a questo punto a mettere un nome a quel ritratto. Infine, e sempre secondo le date comunicate da Bardey, ci sono grandi probabilità che sia proprio questa donna quella che Rimbaud mandò via «senza indugio» e che partì per Obock da Ras Ali in battello. Così, in virtù delle diverse testimonianze di Ottorino Rosa, di Françoise Grisard, di Taurin-Cahagne, di Bardey e di Rimbaud medesimo, il ritratto conservato nell’album di Bardey sarebbe proprio quello di Mariam, la ragazza del «geniale poeta» ad Harar e ad Aden dal 1882 al 1885-86; tre o quattro anni di vita in comune!

Le date dei due primi soggiorni ad Harar di Rimbaud, concordano con quelle testimonianze. Rimbaud e Mariam potrebbero essersi incontrati ad Harar tra il dicembre del 1880 e l’inizio del 1881, o ad Aden nel 1882. Lei lo avrebbe accompagnato ad Harar durante il suo secondo soggiorno di metà aprile 1883 sino a marzo 1884.

In agosto 1884, lei era ancora ad Harar e più avanti raggiunse Rimbaud ad Aden in cui si era recato da settembre 1884 a novembre 1885 in una casa di Aden. Il 3 dicembre 1885 Rimbaud scrisse alla famiglia che era arrivato a Tajourah per organizzare una carovana di armi e all’inizio del 1886 lui si mise in viaggio per lo Scioa. La loro separazione deve essere avvenuta in questo periodo. Françoise Grisard ci ha lasciato qualche altra informazione:
«era molto dolce, ma parlava poco il francese e quasi non la capivamo; era alta e snella, una figura carina con tratti molto regolari; non troppo scura (…) era cattolica e amava fumare sigarette».
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È questo il ritratto inedito della giovane donna che “guarda” Ottorino ad Aden? Il vestito differisce dall’altra foto; malgrado una certa somiglianza con l’altro ritratto (che sarebbe comprensibile nel caso si trattasse di due sorelle); esitiamo un po’ a concludere in questo senso.

Il rinfaccio

29 gennaio 2013

Difficile chiamarla poesia, questa. La scrissi durante un litigio avvenuto al liceo tra due della mia classe che si rinfacciavano l’una contro l’altra di “essere falsa”, di far finta di essere ammalata per non essere interrogata eccetera. Il “Saggio” del “Negletto Villaggio” è il professore di storia della filosofia che, accorso alle urla ha detto quella frase, che era la sua preferita. L’avvocato invece non ricordo chi fosse, ma forse era un idiota che si intrometteva sempre con le sue sparate profetiche semibibliche che ci stavano come i cavoli a merenda.

 
Ecco a voi come fatti di quotidiana vita
Uman seme a belligerar costringa
E testimon sono della storia qui sita
Che dir voglio senza che fretta mi spinga.
 
Udii un dì: «Ahi la schiena, ahi il collo!»
A lamentarsi stava Malata Immaginaria.
Di infiniti mali soffria e se altri non mollo
È per non render l’historia a voi refrattaria.
 
Contro lei abbaiava “Cane Bastonato”
Che da tutti prendea aspre lezioni
E di rimando, come verme nel prato,
Con la meschina esercitava fallite funzioni.
 
Giunto un avvocato, emanò sua arringa,
Ahimè, proprio contro il bastonato cane
Che altro non trova e suo ingegno s’avvinghia:
Ma non le procurerà un sol tozzo di pane.
 
Or, arringa imperversava, Cane abbaiava,
(O guaiva?) Malata Immaginaria poneva gemiti
Ma, anche lei, un secondo ringhiava
E un secondo contava gli aneliti.
 
A questo punto giunse Porco Innocente,
Sparò sentenze a destra e a manca,
Evitò qualche inconveniente
E si sedette sulla vecchia panca.
 
Tal disse: «Can Bastonato, sei negletta!
Io, pura e di Dio degna (mento!)
Non sopporto chi porta disdetta
E mi fa male tutto il falso che sento».
 
Proruppe Avvocato: «Di voi ho i fatti,
Fregar mi volete, ma io v’arringo,
Bastono Cane Bastonato e voi matti
E un mondo di tribunali io dipingo».
 
Giunto il saggio del Negletto Villaggio,
Il comando impose: «Silenzio per cortesia!»
E tutti vollero che fosse un miraggio
Ma era la realtà più dura che ci sia.
 
Assisa, Can Bastonato pensò:
«Ahi, soddisfazion non trovo
Da quello che io fo
Ma far non so nulla di nuovo!»
 
Avvocato ghignò: «Tutti li sedai
Quei marani di tribunal indegni
E se un giorno li incontrerò semmai,
Li riempirò di duri segni».
 
«Ahah, fregati li ho quelli,
Ché io, più falsa di tutte,
Risultata son tra i più belli
Ma son anche tra le più brutte».
 
Tal pensava Porca Innocente.
E Malata Immaginaria?
Supina riprese a esser dolente:
In quanto condizione necessaria.
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S. Éffrena, 10 febbraio, venerdì

Gironi

27 gennaio 2013
Magnifici spettri
E immonde carcasse;
Re, dorati scettri
E nere melasse.
 
Chi può enumerare
A l’ombra de ‘l sole,
Le innumerevoli bare
D’un mondo senza mole?
 
La lapide è bianca
Su questo vialetto
Dove ‘l sole mi stanca
E tutto è negletto.
 
E la cripta è scolpita
Di mille menzogne
Come menzione di vita
Tra viscide fogne.
 
Vie di cipressi
E tombe sbrecciate.
Palazzi riflessi
Su antiche vetrate.
 
O Custode: permetti
A un’anima pia
Un, due fiori stretti
Su quest’ultima via.
 
Ringrazierò certo,
Con acre putredine
Vapor blu, incerto
E un ridere flebile.
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S. Èffrena, 27.01.2013