Revue des deux mondes – Rimbaud pilleur d’épaves? *

Ho tradotto, per quanto mi consente la mia reminiscenza del francese, un articolo pubblicato il 6 settembre 2012 su la Revue des deux mondes. Parla di Rimbaud e di una sua ipotetica presenza in Aden prima del 1880.
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* À propos de deux lettres conservées par le musée-bibliothèque Arthur Rimbaud.

Ci sono tante leggende che corrono su Rimbaud, riferite all’anno 1878, durante il quale non è chiaro quale fosse esattamente la vita dell’ex-poeta. Una di queste voci ha cominciato a circolare alla fine del 1920, sostiene che Rimbaud era un cacciatore di relitti presso Capo Gardafui, situato alla punta del Corno d’Africa, nel Golfo di Aden.

Jean-Jacques Lefrère ne ha parlato in un volume di recente pubblicazione (Sur Arthur Rimbaud. Correspondance posthume 1901-1911, Fayard, 2011):

Nel suo volume Lettere della vita letteraria di Arthur Rimbaud, Jean-Marie Carré pubblicò la lettera che gli aveva inviato ad Algeri, il 27 luglio 1928, un uomo di nome Émile Deschamps, che si è detto «quasi certo» di aver conosciuto Rimbaud nel 1878 ad Aden, dove era dipendente di una agenzia di spedizioni. Secondo Deschamps, Jules Suel, proprietario dell’Hotel de l’Univers, ad Aden, aveva ingaggiato Rimbaud a Port Said per partecipare a «una spedizione di saccheggio dove un’imbarcazione diretta a Gardafui era affondata». In genere questi relitti venivano depredati dalla stiva sino al ponte dai somali che scambiavano i beni della nave in cambio della vita dei passeggeri, sopravvissuti all’annegamento ma tenuti prigionieri. Deschamps ha affermato di aver visto Rimbaud tra i componenti di un piccolo gruppo organizzato per questo tipo di operazioni, presso l’hotel Suel (cioè l’Hotel de l’Universe):

«Saranno stati tre o quattro, credo, seduti in circolo, da un lato, all’ingresso dell’hotel ogni sera, mentre io ero con gli amici dall’altra parte. Non davo importanza a  queste povere persone, davvero miserabili; ma uno, che era curvo e più alto degli altri me lo ricordo bene perché gesticolava molto: sarebbe stato difficile non notare questa caratteristica. C’era in quel gruppo, un Arthur Rimbaud, e ho sempre pensato che fosse proprio il poeta».

La cronologia ben concilierebbe un soggiorno a Aden di Rimbaud o a Capo Gardafui in questo momento della sua vita? Avrebbe materialmente avuto il tempo di visitare queste regioni tra il suo sbarco ad Alessandria e la partenza per Cipro? Più tardi, Maurice Ries, negoziante che aveva conosciuto Rimbaud ad Aden e Marsiglia, ha scritto al suo vecchio amico Deschamps (lettera poi trasmessa a Jean-Marie Carré): «Tu ti sbagli. Mai. Rimbaud [non] è stato impiegato da Suel, tantomeno come operaio nel Golfo di Aden» (lettera del 15 marzo 1929) .

Lettere di Émile Deschamps a Jean-Marie Carré

Algeri, 27 luglio 1928

Mi dispiace di avere risposto così in ritardo alla vostra missiva, ma la mia salute è così precaria che non posso dedicarmi appieno a tutti i miei affari. Il vosrto lavoro La vita avventurosa di Jean Arthur Rimbaud mi ha interessato molto. Che esistenza stravagante! Ne sono abbastanza sicuro, anche se sto cercando la conferma dei miei ricordi presso i miei vecchi amici a cui ho scritto, già senza successo, un anno fa. Io sono, dico, quasi certo di averlo conosciuto nel 1878, quando ero in Aden nella Agenzia Marittima dove mio ​​padre era a capo della stessa Compagnia. È stato ingaggiato a Suez e a Port Said, da padre Suel, proprio il sig. Suel proprietario dell’Hotel de l’Univers che aveva bisogno di manodopera per organizzare una spedizione di recupero dei beni di un relitto a Cape Guardafui, dove una nave era affondata. Saranno stati tre o quattro, credo, seduti in circolo, da un lato, all’ingresso dell’hotel ogni sera, mentre io ero con miei amici dall’altra parte. Non davo importanza a  queste povere persone, davvero miserabili; ma uno, che era curvo e più alto degli altri me lo ricordo bene perché gesticolava molto: sarebbe stato difficile non notare questa caratteristica. C’era in quel gruppo, un Arthur Rimbaud, e ho sempre pensato che fosse proprio il poeta. Cercherò ulteriori conferme.
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Algeri, 24 Febbraio 1929

Scusatemi per aver lasciato senza risposta la vostra lettera del 21 novembre. Non me ne attribuisca la colpa. Purtroppo gli sforzi per contattare i miei vecchi amici di Aden, se ancora vivi, non hanno avuto successo. Ho parlato anche con il Presidente della Camera di Commercio, ma non mi ha risposto. Ho scritto [a] un cugino, ma per un errore di omonimia, la mia lettera è stata inviata a Parigi. Pertanto nessuna risposta e nessuna novità. Ora sto riprovando a scrivere, ma è quasi certo che i miei amici sono morti.

Ma quale che sia il risultato di questi sforzi, sono certo che Arthur Rimbaud era verso la fine del 1878 ad Aden tra alcuni lavoratori che il signor “padre Suel” aveva ingaggiato nella spedizione di Suez (piuttosto che quella di Port Said) per recuperare i beni della nave affondata in quelle acque. A dire il vero, l’idea che questa persona fosse davvero il vagabondo Arthur Rimbaud, poeta, non è recente. Risale a molto tempo fa, per essere più precisi.

Vi è certamente restato verso la fine del mese di novembre, 1878, ed è stato ad Alessandria a metà dicembre e a Cipro. Trattandosi di vero e proprio saccheggio di relitti, ed essendo la polizia inglese molto più severa della nostra in materia, nessuno ci teneva all’epoca a farsi troppa pubblicità.

Se il mio vecchio amico Ries è ancora vivo, gli manderò una lettera con tutti i dettagli per avere la sua opinione.

Questo è tutto quello che potevo fare e direi che è molto poco. Vogliate accettare, Signore, con i miei rimpianti, i miei più sinceri saluti.
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Il problema sembra essere risolto. Tuttavia, un attento esame delle prove dimostra che Deschamps non ha né sbagliato né immaginato nulla. Infatti:

– Deschamps era di sicuro in Aden in quel lasso di tempo;

– I fatti a cui si riferisce sono reali;

– Egli cita persone che si trovavano in Aden nel 1878.

Nato nel 1857, Émile Deschamps era l’ufficiale medico di Marina; era anche esploratore, con particolare attenzione alla botanica, alla zoologia e alla descrizione delle popolazioni dei molti paesi che ha visitato. Egli non ha certo lasciato grandi tracce nella Storia, ma alcuni dei suoi libri hanno avuto successo (La terra di Vedda, 1886, Su Ceylon, La terra di Afrodite, 1898, Cipro). Nel 1891, ha chiesto al Ministro della Pubblica Istruzione di essere incaricato di una missione di esplorazione. Ed egli cita nella sua lettera, il suo soggiorno a Aden del 1878-1879.

Nel mese di giugno e luglio 1877, due grandi navi naufragarono a Cape Gardafui; erano la  Cashmere e la Meikong (o Mei Kong). L’affondamento della seconda suscitò grande emozione. Secondo George Révoil, altri quattro piroscafi , tra cui il Voltigiern, francese, si erano arenati nella zona tra l’estate del 1877 e il gennaio 1879. Questo promontorio dei naufraghi ha cagionato molte altre vittime. Nel mese di agosto 1880, quando Révoil e Rimbaud erano appena arrivati ad Aden, un dispaccio riferì che una nave a vapore con un carico di più di 900 pellegrini diretti alla Mecca, era andato perso a Gardafui: Quasi tutti i passeggeri sono morti; il capitano, sua moglie, tre ufficiali e 16 indigeni sono stati salvati e portati ad Aden (Le Temps, 12 agosto 1880).

Arrivato ad Aden nella primavera del 1880, Alfred Bardey reclutò un certo Pinchard, uno dei pochi francesi presenti nella regione. Pochi mesi dopo, un altro esule in cerca di lavoro completerà la squadra di Bardey: Arthur Rimbaud. Secondo la testimonianza di Bardey, Pinchard, prima di diventare un suo dipendente, lavorava nel business del recupero dei relitti di Gardafui (che Bardey eufemisticamente chiamò  società di salvataggio):

«(Pinchard) Ex sottufficiale di fanteria, credo, che ha vissuto molto a lungo in Algeria e in Tunisia, anche dopo il servizio militare, e che parlava l’arabo come madrelingua. Gli egiziani non lo credevano francese e lo chiamavano Maugrabi (arabo del Nord Africa). Quando lo ingaggiai per andare ad Harar, per lui era la prima volta, non aveva mai messo piede nella Somalia o  in qualsiasi altra parte dell’Africa orientale. Ha così dovuto smettere di fare parte di una sorta di società di salvataggio che era stata costituita per acquisire i relitti di alcune navi a vapore: Il Cashmere, la Vortigiern ecc., affondate a Cape Guardafui (punta estrema della Somalia).

Nel 1879 Pinchard è stato costantemente vicino ad Aden e ad Alloula Gardafui. È stato il nostro agente ad Harar dalla mia partenza dalla città (primi giorni di ottobre 1880) fino al mio ritorno in marzo 1881, quando dovette partire per l’Egitto per motivi di salute».

Quindi è esistita una organizzazione creata per sfruttare i relitti delle navi. La sua attività ha scatenato addirittura una causa, accesa dalle compagnie di assicurazione ad Aden, di cui gli archivi britannici possiedono gli atti. Non abbiamo trovato tracce di Pinchard in Francia nel consolato di Aden, non era quindi parte dei residenti abituali della città, ed è lecito ritenere arrivò a lavorare sui relitti di Gardafui prima di essere reclutato da Bardey. Al momento dell’arrivo di Bardey Pinchard si trovava presso l’Hotel de l’Univers.

Monsieur Suel, allora, era proprietario e gestore dell’Hotel de l’Univers, ed era impegnato in operazioni commerciali, quali, ad esempio, il finanziamento nel 1885 della famosa spedizione Labatut-Rimbaud, presso Menelik. La veranda dell’albergo era un luogo di incontro, e ci sono ancora foto in cui si vede gente che si siede su delle sedie vicino all’ingresso. Coloro che avevano familiarità con la struttura non la nominavano l’Hotel de l’Univers, ma, come Deschamps dice nelle sue note – Hotel Suel –. In una lettera alla sua famiglia, Rimbaud corregge anche le sue prime parole, Hotel Suel con il nome ufficiale Hotel de l’Univers.

Rimbaud, lettre du 8 mars 1886 (Bibliothèque littéraire Jacques Doucet).

La frase usata da Deschamps – padre Suel – è pure significativa. Un francese che ha vissuto in Aden intorno al 1890, ci spiega in modo singolare: «Il nostro padrone di casa, proprietario del Grand Hotel de l’Univers, è una persona piacevole, con buon umore, un uomo superiore; è per questo che lo chiamiamo tutti “padre Suel”, anche se nessuno al mondo ha mai conosciuto di lui un figlio legittimo».

Le « père Suel » en son l’Hôtel de l’Univers

Il marsigliese Maurice Ries era in quella regione in questo periodo, essendo arrivato nel 1876. Nel 1878 è stato di stanza a Hodeidah, nel Mar Rosso, ma soggiornava regolarmente in Aden, dove risiedeva il suo datore di lavoro, César Tian. Deschamps aveva perso di vista a lungo questo vecchio amico, non sapeva se Ries era ancora in vita, anche se era ormai diventato un importante funzionario ad Aden, dove ricoprì la carica di console di Francia.

Ma nella sua prima lettera, Deschamps, richiama i nomi di altre due persone: Manzoni (discendente del famoso poeta italiano) e Révoil. Nel 1928, questi due esploratori, che si trovavano ad Aden in quella epoca, erano comunque morti da tempo  e dimenticati.

Renzo Manzoni, che non era un figlio, ma il nipote del famoso scrittore, è stato uno dei primi ad esplorare e descrivere Sanaa in Yemen, nel corso di tre viaggi effettuati tra il 1877 e il 1879. Rimase in Aden tra la primavera del 1878 e l’inizio del 1879; in realtà è stato conosciuto di più per le sue disavventure a Lahedj.

Anche George Révoil è stato nella zona, in quell’epoca. Era il suo primo viaggio di esplorazione sulla costa somala, dove sarebbe stato uno dei primi europei a penetrare. Scriverà un libro, Viaggio al Capo di Erbe – il promontorio delle spezie, che non è altro che l’area di Capo Gardafui. Dopo quel primo viaggio (lasciata Aden nel mese di settembre 1878), ne farà a un secondo, a partire sempre da Aden, nel mese di settembre 1879. Nei suoi primi due viaggi Révoil più volte fa riferimento ai naufragi di Gardafui. Nel 1877, l’autore ha incontrato un certo Albert Kerpel (o Kerpell), viaggiatore tedesco, e ha scritto una memoria sulle sue avventure:

«Appartiene ad una società che è stata costituita per impossessarsi del relitto della nave Mei Kong, già saccheggiata dai somali, dopo l’affondamento a Capo Gardafui; Mr. Aden Kerpel parte il 2 Ottobre 1877 […]. Arriva a circa 1 km a sud di Gardafui dove erano i relitti del Mei Kong e del Kashmir. Questa ultima nave è stata perso dopo 8 giorni, e come carico trasportava diamanti di grandi dimensioni».

I relitti di Capo Gardafui quindi sembrano avere eccitato gli animi di avventurieri che lì hanno cercato di cogliere la loro ricchezza. Niente di straordinario quindi che le squadre di recupero occidentali fossero state composte dagli avventurieri, pochi, che si trovavano in quella regione. Niente di straordinario che un uomo controcorrente come Rimbaud potesse essere arruolato in una squadra di quel genere. Per la cronaca, il Mei Kong trasportava anche una collezione unica di arte indocinese che in parte fu recuperata nel 1995.

I ricordi di Deschamps, cinquant’anni dopo, comunque non appaiono notevolmente accurati. Si ricorda certo anche di Manzoni e Révoil, che hanno soggiornato un paio di settimane ad Aden. Ciò non significa però che lui non possa aver inserito elementi immaginari nella sua ricostruzione. Una cosa è certa: la testimonianza di Deschamps merita di essere studiata, perché e più forte di alcune leggende senza fondamento inserite in molte biografie di Rimbaud.

Durante la sua “seconda vita”, Rimbaud sembra essere stato tra coloro che egli ha incontrato. Può quindi essere che Deschamps ricordari questo personaggio che appare in un gruppo un po’ strano di mercenari. Tuttavia, le ipotesi sembrano suggerire che Deschamps avrebbe notato e avrebbe ricordato questo Arthur Rimbaud perché sapeva della sua vita: «C’era nel gruppo, Arthur Rimbaud, e ho sempre pensato era il poeta». Deschamps, a 21 anni, nel 1878, non era ancora in grado di aver potuto partecipare alla Parigi bohemien del 1870. Anche se immaginiamo che egli si è interessato a letteratura a lui contemporanea, è abbastanza improbabile che abbia sentito parlare del poeta prima del 1880 (Verlaine pubblicò il suo studio I Poeti Maledetti nel 1883). E in questo caso, è improbabile che Deschamps sia stato in grado di riconoscere il poeta maledetto tra quei disgraziati che facevano parte della squadra di recupero ad Aden.

Rimane la possibilità che Deschamps abbia fatto confusione con un altro Rimbaud, ad Aden. Infatti, mentre i francesi erano poco più di una dozzina, in città, c’è stato anche un Jean-Baptiste Rimbaud, che ha vissuto a lungo lì. Ma questo altro Rimbaud tuttavia, era impiegato presso l’agenzia marittima come riparatore di navi, non come recuperatore di relitti e ha anche lavorato per Deschamps. Difficilmente quindi Dechamps avrebbe potuto confondersi.

Deschamps potrebbe anche essere stata influenzato da una voce che suggeriva la presenza di Rimbaud a Capo Gardafui. Questo, a nostro avviso, non corrisponde però alla realtà.

Nella sua seconda lettera, Deschamps cerca di fornire la prova delle sue affermazioni. Dopo aver studiato la cronologia dei movimenti Rimbaud, egli conclude che Rimbaud non poteva essere presente a Aden verso la fine del 1878 se non in un periodo estremamente limitato. Afferma poi che sarebbe stato solo “due o tre giorni”, venendo da Suez, piuttosto che da Port Said (Suez è più vicina a quella Aden Port Said); questi sono argomenti seri.

Infatti, se Rimbaud ha preso incarico a Cipro il 16 dicembre è abbastanza inverosimile immaginare, così come Deschamps fa, che l’uomo dalle suole di vento abbia fatto un breve salto a Aden nella prima metà di dicembre. Certo, «durante le prime due settimane del suo soggiorno in Egitto, aveva tempo sufficiente per farlo e delle sue attività non sappiamo nula», ma sembra improbabile che in due settimane Rimbaud potesse viaggiare dall’Egitto ad Aden e da Aden a Cipro sostando un paio di giorni a Gardafui. Ma se esaminiamo l’ipotesi che Deschamps non abbia sognato e abbia realmente visto Rimbaud ad Aden prima del 1880, sembra che allora rimangono solo due possibilità: o Rimbaud è arrivato a Cipro più tardi, oppure Deschamps ha fatto confusione e l’eventuale soggiorno di Rimbaud ha avuto luogo nella primavera del 1878, piuttosto che alla fine dello stesso anno.

La testimonianza di Deschamps non è precisa, ma bisogna comprendere che in effetti le fonti sono davvero poche. Da questo periodo, poco si sa della vita di Rimbaud quasi come se fossero dei “si dice” riportati da Isabelle Rimbaud o Ernest Delahaye, che non sono testimoni perfettamente affidabili e non sapevano cosa Rimbaud realmente facesse. Al tempo delle sue memorie su Rimbaud Bardey è consapevole di aver conosciuto un personaggio che è diventato famoso e difficile. Rimbaud evitava tutto ciò che avrebbe potuto essere dispregiativo per se stesso, e cerca di cancellare la vecchia accusa di sodomia. Quindi è possibile che Bardey ignorasse ed evitasse di parlare degli aspetti più oscuri della vita di Rimbaud.

L’uso del condizionale, spiega Jean-Jacques Lefrère, è d’obbligo, per il periodo 1877 – 1979; quel che è certo è che Rimbaud ha sofferto in quegli anni di una vera e propria febbre per il Medio Oriente. Infatti andò prima ad Aden, nel luglio 1876, mentre si dirigeva in Indonesia.

Secondo sua sorella, ha cercato di andare ad Alessandria nel mese di settembre 1877. Nel mese di ottobre 1878, è tornato nuovamente ad Alessandria. Allo stesso scopo, in autunno 1879. Nel mese di marzo 1880, una nuova partenza per questa città. Infine, nel mese di luglio 1880, partì per Cipro in Egitto e infine ad Aden.
In meno di tre anni, per cinque volte è andato in direzione dell’Egitto. Nel mese di maggio 1879, il notaio liquidatore della proprietà di suo padre, ha osservato che Rimbaud era «insegnante in Egitto» (quando in realtà aveva già completato il suo soggiorno a Cipro). Non è impossibile che abbia fatto un altro viaggio di cui non resta alcuna traccia conosciuta. Non è improbabile che Rimbaud possa avere avuto contatti ad Aden prima del 1880.

Rimbaud ha scritto nella sua prima lettera da Aden, agosto 1880:
«Ho cercato lavoro in tutti i porti del Mar Rosso, Jeddah, Suakin, Massaua, Hodeidah, ecc. Sono venuto qui dopo aver cercato di trovare qualcosa da fare in Abissinia».
La formulazione è strana: nel 1880, ci sono stati pochissimi posti dove ci si aspetterebbe di trovare una attività commerciale europea, in Abissinia, Massouah (piccolo porto in quel momento, prima della colonizzazione italiana), il villaggio di Zeila, a sud, e, naturalmente, Aden, “base posteriore” dell’Occidente in queste regioni, dove risiedevano le poche aziende che operavano in Abissinia. Come ha fatto Rimbaud a cercare qualcosa da fare in Abissinia prima ancora di toccare Aden, dove è stato effettivamente assunto per essere successivamente inviato in Abissinia? Mancano alcuni pezzi del rompicapo?

Jacques Desse

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Una Risposta to “Revue des deux mondes – Rimbaud pilleur d’épaves? *”

  1. E.R Says:

    oh oh oh!!! Beni Beni Beni bè .. notizia molto Karashò! xD

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