Rimbaud a Java: Il viaggio dimenticato

Trascrivo qui la mia traduzione di un’intervista fatta a Jamie James, autore della biografia Rimbaud a Java: Il viaggio dimenticato.

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Arthur Rimbaud è certo famoso per quello che ha scritto: poesie dirompenti che hanno abbattuto la barriera tra realtà e non reale.

Ma Rimbaud è importante anche per la vita che ha vissuto: è nota la tempestosa relazione con il collega poeta Paul Verlaine che culminò, dopo alti e bassi, con il ferimento di Rimbaud durante un litigio.

Nonostante la ricerca di un successo letterario durante la sua adolescenza, Rimbaud ha poi rinunciato al mondo dei versi all’età di 20 anni. Ma non scomparve. Al contrario, Rimbaud è diventato un viaggiatore e ha condotto una vita raminga diventando, infine, commerciante, spendendo molto del suo tempo in Etiopia. Morì poi a 37 anni, dopo l’amputazione della gamba a causa di un tumore al ginocchio.

Una delle sue tante avventure è quella presso l’esercito Reale delle Indie olandesi, nel 1876. Rimbaud navigò verso Java sulla nave da trasporto truppe Prins von Oranje ma, poco dopo lo sbarco, dopo due settimane, disertò e fuggì nella giungla, tornando in Francia un paio di mesi più tardi. Durante questo periodo in estremo oriente, è noto che Rimbaud ha passato molto tempo in Salatiga, Java centrale; ma su cosa egli abbia fatto in quel periodo, non è possibile dare risposta.

Il mistero dei mesi perduti di Rimbaud a Java ha incuriosito abbastanza l’autore Jamie James, tanto da portarlo a scrivere Rimbaud in Java: The Lost Voyage. Il libro è il racconto di ciò che Rimbaud avrebbe sperimentato durante la sua permanenza in Indonesia. Il libro sarà ufficialmente lanciato giovedì.

Nella prefazione, James mette in guardia i suoi lettori: “Il fascino di Rimbaud può portare ad un eccesso di entusiasmo, che porta con sé la necessità di diffonderne le gesta.”

È un chiaro avvertimento di come il libro si riveli essere una lettura contagiosa. Analizzando il giusto contesto storico, la scrittura eloquente di James invita il lettore a seguire Rimbaud nelle sue possibili avventure giavanesi. James, con forza, racconta la cultura, le origini, le tradizioni dell’isola nel corso del XIX secolo.
Per i lettori che potrebbero non avere familiarità con la vita e l’opera di Rimbaud non c’è da preoccuparsi, infatti James dedica un intero capitolo per introdurre il poeta all’età di 21 anni.

In una recente intervista con il Jakarta Globe, James ha parlato del progetto che lo ha impegnato per addirittura nove anni.

Prima di parlare del libro, mi dica di più su di lei. È stato un critico d’arte per il The New Yorker, fino a quando ha rassegnato le dimissioni e si è trasferito in Indonesia nel 1999. Perché ha deciso di stabilirsi qui?

La mia decisione di andare in Indonesia era fondamentalmente dovuta ad una crisi di mezza età che si è conclusa bene. Mi stavo bruciato a New York. La gente spesso chiede: ‘Come hai potuto mai lasciare un posto di lavoro presso The New Yorker?’ La risposta è semplice: lavorare in una rivista settimanale è una faticaccia. Allo stesso tempo, stavo facendo un sacco di letteratura di viaggio nel sud-est asiatico. Presto ho scoperto che stando in quella regione avrei potuto fare una diversa carriera. Se vivete a Java, gli editori pensano che stanno parlando con un esperto. Ho scelto di stabilirmi in Indonesia per molte delle stesse ragioni che la maggior parte degli stranieri hanno, ma il motivo principale era anche personale. Volevo stare con la mia ragazza, Bonita, che era già impegnata per lavoro qui. Il mio lavoro è totalmente versatile, quindi la scelta è stata facile. Non mi sono mai pentito.

Dal momento che si è trasferito in Indonesia, lei ha pubblicato altri tre libri – due romanzi e una biografia. Sono diversi da ‘Rimbaud in Java?’

L’esperienza nella stesura di ‘The Snake Charmer’ mi ha aiutato nel genere biografico; mentre i romanzi erano puramente opera di fantasia. Eppure i quattro libri sono, nella loro essenza, una analisi dello scontro tra diverse culture. Rudyard Kipling ha sbagliato quando ha detto che Oriente e Occidente non si incontreranno mai: si sono incontrati due secoli fa.
Il protagonista di ‘The Snake Charmer’ è uno scienziato americano che muore mentre guida una spedizione disastrosa in Birmania. ‘Andrew & Joey’ parla di un ballerino americano che viene a Bali e si mette nei guai perché pensa di capire il posto e la sua cultura, ma in realtà non ha la più pallida idea. ‘L’uomo di Java’ inverte la rotta, invece: è la storia di un giavanese che emigra in Inghilterra, entra in contatto con la nobiltà locale ma ne verrà sempre disprezzato. ‘Rimbaud in Java,’ naturalmente, è la biografia di uno degli uomini più importanti che abbiano mai messo piede a Java.

Quanto è stato difficile trovare informazioni su questo periodo della vita di Rimbaud?

La ricerca è stata facile e difficile. Ho letto tutto quello che è stato pubblicato su questo argomento, e non ci volle molto. In realtà, quasi nulla si sa di quello che Rimbaud ha fatto mentre era qui a parte i fatti di base della sua breve carriera militare. Nel mio libro, devo ammettere che non ho scoperto nuove informazioni. Dopo 135 anni, sarebbe impossibile scrivere qualcosa di nuovo a meno di non trovare un vecchio diario personale di Rimbaud conservato in qualche vecchio baule dentro uno sperduto magazzino. Queste cose accadono, sì, ma è meno probabile che trovare una pepita d’oro in giardino.

Si è allora affidato alla fantasia, per raccontare le vicende di quel viaggio, o si è solo attenuto ai fatti storici?

Questa è stata sicuramente la parte divertente. Dopo che Rimbaud ha disertato dall’esercito, potrebbe avere fatto nulla di interessante: nascondersi nelle campagne, rubre cibo e dormire in fienili di riso. Ma potrebbe aver anche fumato oppio, assistito a rituali sciamanici, avuto una breve relazione d’amore; magari ha trascorso una serata a guardare uno spettacolo del kulit wayang in un villaggio o un’opera occidentale a Semarang.

Quanto pensa che Java possa aver influenzato Rimbaud?

Non ha mai scritto della sua visita qui, e ben poco di quello che ha detto ai suoi amici e familiari sul viaggio è sopravvissuto. Il viaggio può averlo influenzato in un modo importante, però: è stata la sua prima visita in un paese a maggioranza musulmana. Pochi anni dopo Java, Rimbaud si è spostato nel Corno d’Africa, dove ha trascorso l’ultimo decennio della sua vita. Era affascinato dall’Islam, e ci sono alcune prove che forse si convertì, in Africa. E cresciuto con un’esposizione intima alla religione. Il padre di Rimbaud era un soldato che ha servito in Algeria, dove tra l’altro ha tradotto il Corano in lingua francese.

Nove anni per terminare questo libro. Ora che è concluso, come si sente?

Cito i nove anni quasi per scherzo: Come si fa a prendere così tanto tempo per scrivere un libro? Ma la maggior parte del tempo è stato dedicato alla lettura della vita javanese in quel periodo, libri sulla vita di Rimbaud e, naturalmente, studio delle sue poesie e lettere. Il libro è nato come un romanzo, che dopo anni non arrivava a nessuna conclusione promettente; così l’anno scorso ho deciso di passare alla impostazione saggistica. Mi ci sono voluti sei mesi per scrivere il libro, in realtà. È andato in fretta, perché avevo già fatto tutte le ricerche. Cosa ne penso? È una cosa divertente e sono contento di averci lavorato da solo. La mia soddisfazione principale è il commento stupendo ricevuto da Didier Millet.

Nuovi progetti all’orizzonte?

Sì, ma sono troppo superstizioso per parlarne adesso.

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‘Rimbaud in Java: The Lost Voyage’
By Jamie James
Published by Didier Millet
128 pages
http://www.rimbaudinjava.com
Official book launch: Thursday, Oct. 6, 5:30 p.m.
Betelnut, Ubud

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