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Virus

20 luglio 2011
 
Un colle lontano, mèta ambìta
D’anime dannate dalla passione
S’erge imponente, nero e minaccioso:
A porre mònito a discalar la tentazione;
Esseri diversi, nella loro misera vita,
Cercano ignari una via un dì smarrita.
 
Certo non sanno, stolti di pazzia,
Che a nulla le azioni varranno,
Se del destino l’orma e la via
Non seguiranno…
Nel granito bruno e calloso,
S’ asconde or un anfratto ombroso.
 
Da una grotta cavernosa, un ruggito
Desta, de gli esploratori, l’attenzione
E repente, un tremolìo sì smarrito,
Assalirà di lor la certezza e l’illusione:
Deformi pinguini si guardano intorno
Mentre s’erge de ‘l Diavolo il corno.
 
Un verde conato dalle viscere
Di una roccia, forse basaltica,
Cola per torrenti e piccole strisce:
L’om ne parlava in epoca celtica!
Vanno sicuri, vanno arroganti:
Di lor resteran membra grondanti.
Un grido interiore, dettato dal cor
Spacca li ghiacci di etterna memoria
Che onoran de ‘l tempo ‘l valor;
Ma questa è un’altra istoria:
Torno dunque repente a narrare
Di color che più avran da tornare.
“Ecce Virus!” Dunque essi gridano,
Coverti d’orrore e tentata pazzia;
E de’ volti i tratti contorti si palpano!
Domandandosi se alfine vi sia
Qualche strano e deleterio ardimento
Che si manifesta dunque in tal momento.

Minaccioso da un crepaccio frastagliato
Emerge qualcosa alla mente incomprensibile
E le anime, il cervello, lo spirito tormentato,
Soffiano a gran gola l’inesprimibile.
Non sono dunque miserrimi,
Che della vita ha raggiunto i termini?

E l’Essenza parlò: ‘O voi che siete
Giunti dalle terre pianeggianti e verdi
In queste lande albe, ditemi: Volete
Viver come animai o come uomini’.
Sentite le parole altresì minacciose,
Terror li colse in su le fronti rugose!

‘Son Virus, essere incastonato
Nel tempo; nulla mi sfugge
E tutto attraggo rendendolo prostrato.
Nell’Alma un vento tormentoso mi rugge’.
Capito, i temerari, quello che era il vero,
Si lasciaron cadere in sul baratro nero.

 
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Stelio, 22.11.1995, Mercoledì